Rubik: tanti colori e un anagramma

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La nascita di un artista

Stefano Campagna, in arte Rubik, inizia il suo percorso musicale nel modo più istintivo e naturale che esista, ovvero da ascoltatore. Durante la sua infanzia, accompagnata da Jimi Hendrix, colonne sonore cinematografiche, Zucchero e Renato Zero, per lui è stato “semplice innamorarsi della musica”, che Stefano interpreta come “una sorta di analista”. Nei brani è infatti frequente il tema della crescita e della Musica che spalleggia l’artista nel progredire della vita. Rubik si definisce infatti un paroliere, più che un musicista: “la musica è un istinto, la ascoltiamo da quando siamo piccoli e non c’è bisogno di capirla, ci fa divertire, ci fa ballare e provare emozioni malinconiche. Le parole sono il passo successivo”.
Stefano inizia a 4 anni a suonare la batteria, verso l’ adolescenza collabora con diversi musicisti ma è nel 2020 parte il vero e proprio Progetto Rubik. Il suo nome d’arte nasce dalle tante sfaccettature che le sue canzoni presentano, tanto è vero che ogni brano è stilisticamente diverso dagli altri. “Mi piaceva l’immagine del cubo di Rubik con tanti colori diversi e inoltre sono un grande fan di Kubrick, e Rubik è il suo anagramma”.

Una visione complessa

Secondo la visione del cantante, la figura dell’artista è divisa in due aspetti contrastanti: da una parte il lato social, uno strumento fondamentale per farsi sentire e per accompagnare l’ascoltatore verso il secondo aspetto, quello dell’introspezione e della fragilità. Per questo, Rubik è un progetto di condivisione, un diario in mano alla Musica — che nei brani si incarna in una figura femminile — dove le parole vibrano, per impedire che “cadano a terra”.
Questo aspetto viene analizzato nell’ultimo singolo, uscito il 7 Gennaio, Inox: “la mia ultima canzone, Inox, rappresenta un innamoramento verso la nostra quotidianità. Il fatto di essere stati tanto tempo a casa ci ha spinto a conoscerci. Mi sono chiesto, in questi ultimi anni di distanziamento sociale, dove vadano a finire le nostre parole e i nostri pensieri e alla fine sono arrivato alla conclusione che è come se cadessero a terra e ce le dimenticassimo lì. Poi passa un po’ di tempo e decidiamo di “spazzarle” via per costruire parole nuove”.
La pandemia ha sferrato un duro colpo verso i propositi e le speranze dell’artista e in generale contro l’intero mondo musicale; tuttavia, per Rubik è stata anche fonte di grande ispirazione artistica e una rampa di lancio per i progetti futuri.

Ciò che colpisce, dei testi di Rubik, sono l’apparente semplicità delle parole e le frasi spezzate e innocenti che racchiudono la fragilità della vita di tutti i giorni. Con Inox — si capisce anche dal titolo — l’atmosfera muta. Come dichiara l’artista, si distacca dallo stile delle vecchie canzoni: le parole sono più dure, a tratti quasi sublimi, e questa metamorfosi del campo semantico rappresenta sia una crescita artistica che personale, come a voler costruire una corazza per affrontare lo scorrere del tempo.

Petra Pogliano

Crediti foto di copertina

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