Sale cinematografiche: un lento declino

Statistiche importanti

Le sale cinematografiche sono in crisi. Lo si nota andando al cinema il venerdì sera a vedere un film che non sia Spiderman: No Way Home. In Italia gli incassi e il numero di presenze nel 2021 equivalgono a 170 Milioni di Euro e 25 Milioni di biglietti venduti. Sono dati inferiori del 7% e dell’11% rispetto a quelli del 2020, un risultato alquanto allarmante se si pensa che nell’ultimo anno citato le proiezioni si sono svolte solo nei primi tre mesi pre-pandemici. Su un campione di 103 persone, di cui la maggior parte (76,6%) di età compresa tra i 19 e i 30 anni, si è visto che prima della pandemia un 38,8% andava al cinema una volta al mese mentre il 27,2% una volta l’anno. Un 9,7% di eletti, invece, andava una volta a settimana. Il restante 24,3% dichiara di non ricordare quando è stata l’ultima volta che ha visto un maxi schermo. Diventa preoccupante, ma dopotutto prevedibile, osservare che oggi il 68,9% afferma di non andare più al cinema, per i motivi più diversi: pigrizia, paura dell’attuale crisi sanitaria e, non meno importante, gli elevati prezzi dei biglietti. Dare la colpa alla pandemia e al successivo incremento dell’utilizzo delle piattaforme streaming sarebbe facile ma non del tutto corretto: il declino delle sale cinematografiche è in atto già da diversi anni e il Covid non ha fatto altro che accelerare gli eventi. È dunque necessario fare un passo indietro.

Cenni storici

Con la nascita del cinema nel XIX secolo si sviluppano le prime sale cinematografiche. L’architettura e la dinamica di queste ultime mutarono notevolmente negli anni a venire, ma il loro ruolo fino agli anni ’50 rimase sempre lo stesso: un mezzo di fuga dalla realtà. Andare al cinema era un vero e proprio evento sociale, un momento di svago tra amici o innamorati, tanto che il film che si andava a vedere passava in secondo piano. Il picco di spettatori si raggiunse soprattutto negli anni della crisi del ’29, periodo in cui si aveva la necessità di immergersi in un mondo immaginario. Il declino iniziò ovviamente con l’avvento della televisione, ma non solo: i redditi aumentarono e evolse il fenomeno della motorizzazione, fornendo così nuove possibilità di svago. Per fronteggiare la crisi, i gestori dei cinema dovettero specializzarsi e adottare nuove strategie di marketing per stare al passo con i tempi: fino a quel momento, soprattutto in Italia, i cinematografi si trovavano all’interno di parrocchie e in generale consistevano di una sola sala. Negli anni ’60 negli Stati Uniti nascono le prime Multisala e l’Italia adotterà lo stesso modello circa dieci anni dopo.

Strategie

Da questo quadro generale si capisce che è ormai da 70 anni che il cinematografo cerca di stare a galla e di non soccombere a nuovi mezzi di fruizione. Un esempio che potrebbe sembrare un tecnicismo da intenditori, ma estremamente efficace, fu la scelta del “formato anamorfico“. Quest’ultimo, adottato negli anni ’60, viene anche chiamato “formato anti-televisivo” , proprio perché un film con questa proporzione risulta incompatibile su una televisione. Inoltre è un rapporto che permette di inserire più informazione all’interno dell’inquadratura, creando una suggestione più intensa. Si potrebbero fare numerosi altri esempi di strategie, come il boom del 3D a partire dal primo decennio del 2000.

Provvedimenti statali

Nel 1988 tra gli Stati europei si introduce la cosiddetta “riforma delle finestre temporali”, la quale stabilisce che un film non possa andare in onda prima di due anni dalla visione in sala, dando quindi la priorità di distribuzione alle sale cinematografiche. Dal 2007, tuttavia, si è parlato dell’evoluzione dei nuovi mezzi di fruizione lasciando a ogni paese la piena libertà contrattuale: gli emittenti iniziano a negoziare fra di loro sul mezzo di trasmissione e lo Stato deve solo garantire che i tempi vengano rispettati. In Italia, per esempio, non è presente una regola univoca, infatti il nuovo film di Sorrentino, È stata la mano di Dio, è uscito contemporaneamente sia al cinema che su Netflix. Inoltre, per gli effetti post-pandemia non sono stati messi in atto particolari piani d’aiuto, se non qualche agevolazione fiscale temporanea. La situazione cambia in Francia, la quale, oltre ad adottare una legge ferrea basata sulla riforma delle finestre temporali, impone alle nuove piattaforme online (Netflix, Disney+, Prime…) di versare il 25% del loro fatturato, realizzato in Francia, per il finanziamento delle sale cinematografiche.

Petra Pogliano

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