Zelensky: il servitore del popolo

Il 16 Ottobre 2015 debutta Sluha Narodu, in italiano, Servitore del popolo, una serie di satira politica che diventerà tra le più famose in Ucraina : un professore di storia, Vasiliy Goloboroďko, scopre di aver vinto le elezioni per la presidenza, dopo che un video di lui che sostiene una rigida critica contro la corruzione e l’oligarchia del Paese diventa virale. La serie andrà avanti per altre due stagioni, arrivando a un successo che raggiunge oltre che l’Ucraina, anche Russia, Bielorussa e Moldavia. Regista e attore della commedia è Volodymir Zelensky, il quale, dopo la fondazione del partito politico “Servitore del popolo”, nel 2019 viene eletto Presidente dell’Ucraina con il 73,22% dei voti.

Dalla candidatura alla successiva vittoria elettorale il “Beppe Grillo Ucraino” suscita da subito sfiducia verso la critica e gli analisti: Zelensky, infatti, nasce da padre scienziato e madre ingegnere, famiglia di origine ebrea e russofona. Si laurea in Giurisprudenza ma abbandona la professione di avvocato per dedicarsi alla recitazione. Egli non ha nessun tipo di esperienza politica, il che da una parte lo rende una faccia fresca e nuova; dall’altra un “populista” con “promesse vaghe” («Financial Times»). Concludere la guerra nel Dombass, e dunque arrivare finalmente ad una pace con la Russia, eliminare la corruzione e l’oligarchia, avvicinare l’Ucraina all’Europa e alla Nato: a oggi, con le drammatiche notizie, immagini e video che arrivano da un’Ucraina invasa, aggiunte a dichiarazioni allarmanti dello zar Russo, si può capire che il punto uno e il punto tre sono lontani dall’essere raggiunti.

In questi mesi di incertezza rispetto a una probabile invasione russa, di Zelensky se n’è parlato relativamente poco. Le trattative si sono svolte principalmente tra Russia, UE e USA, e il messaggio di Putin è stato forte e chiaro: gli alleati atlantici avrebbero dovuto garantire che l’Ucraina non sarebbe mai entrata a far parte della NATO. La tensione è aumentata e gli oligarchi più importanti hanno lasciato con codardia il Paese.

Il 24 Febbraio inizia l’invasione: si sentono esplosioni a Odessa, Kharkiv, Mariupol e Leopoli. Iniziano a circolare fake news sulla fuga del Presidente, ma la sera esce un video di quest’ultimo che smentisce le accuse: “Resto nella Capitale con la mia gente. Secondo le nostre informazioni il nemico ha indicato me come obiettivo numero 1 e la mia famiglia come il numero 2”. Contro ogni aspettativa colui che non si era mai visto coinvolto in un conflitto tra nazioni, se non su un set cinematografico, riesce a gestire la situazione, tanto che quella che doveva essere una “guerra lampo”, secondo Putin, sta durando molto più del previsto. La forte resistenza ucraina sarà verosimilmente dovuta all’organizzazione militare, alla dimestichezza con la propria terra, ma il palcoscenico che Zelensky è riuscito a costruirsi non è da meno: egli è un attore. Come scrive Leonardo Coen in un articolo de «Il Fatto Quotidiano», Zelensky “è passato dalla comicità alla tragedia in due anni e mezzo. Poi negli ultimi due mesi, all’Epica”. La maglia mimetica, il viso scavato, “la notte sarà dura, ma arriverà il mattino”. Bernard-Henri Lévy, filosofo e giornalista francese, paragona il presidente ucraino ad Allende durante il colpo di Stato di Pinochet. Il mito dell’ “attore in trincea” («la Stampa») crea speranza e unione, per far vedere allo zar che no, l’Ucraina non è un’appendice della Russia, bensì un Paese auto-determinato, con un’identità definita.

Crediti foto di copertina: https://www.marca.com/en/lifestyle/world-news/2022/02/26/6219c92aca4741db0e8b461b.html

Petra Pogliano

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