Le voci di “Mrs. Dalloway”

In Mrs. Dalloway, uno dei romanzi più noti di Virginia Woolf, sono narrate le vicende di Clarissa Dalloway, esponente dell’alta borghesia londinese e moglie di un politico. La protagonista, alle prese con una festa a cui parteciperà gran parte della “buona società” britannica, deve fare i conti con altri problemi: il ritorno di Peter Walsh, amante di un tempo, e i ricordi di gioventù.

L’incontro con Peter sconvolge Clarissa, costringendola a mettere in discussione le proprie scelte di vita: ha sposato Richard Dalloway, un uomo tranquillo e di sani principi, e ha assunto appieno l’identità di “signora Dalloway”. Il dramma di Clarissa non riguarda soltanto il proprio amore giovanile, ma anche se stessa: preferendo non sposare Peter Walsh, ha dovuto rinunciare a una parte di sé, conformandosi alle aspettative sociali. Fin dall’inizio, Peter è irriverente, colto e inquieto, in continuo movimento, e fa vacillare il personaggio che Clarissa ha creato per sé. 

D’altra parte, il rapporto tra Clarissa e Peter è estremamente conflittuale: i due non provano un amore sereno l’uno nei confronti nell’altra, bensì, come se appartenessero a mondi differenti, non riescono a comunicare appieno. Peter Walsh, al ritorno dall’India e senza legami, incarna tutto ciò che Clarissa Dalloway ha sempre rifiutato: una vita instabile, una posizione sociale non troppo elevata e una spontaneità talvolta pericolosa.

La protagonista, infatti, ammette di essere profondamente infelice: si sente intrappolata in un ruolo che lei stessa ha scelto, come se non fosse più padrona della propria interiorità, e non riesce a discostarsene. La “perfetta padrona di casa”, algida e snob, non risparmia dal proprio implacabile giudizio neppure gli amici di un tempo; spicca tra questi Sally Seton, dalla personalità magnetica e travolgente, che ha sposato un uomo di classe sociale inferiore e che Clarissa non frequenta più. La signora Dalloway incarna lo spirito della borghesia britannica del tempo, disposta a tollerare persone dalle buone maniere, ma di scarso interesse, pur di avere un certo peso. Eppure Clarissa non agisce con malizia: ha un talento naturale per la socialità, nonostante provi una certa agitazione nell’organizzare gli eventi.

A un’impeccabile Mrs. Dalloway si affianca l’interiorità tormentata di Septimus Warren Smith, veterano della Prima Guerra Mondiale e shell shocked: è il fantasma di se stesso, vittima di un forte disagio psicologico. Septimus, un tempo un giovane creativo e amante di Shakespeare, sente la voce di Evans, il suo compagno morto sul campo di battaglia, e non riesce a sfuggire alla drammatica esperienza della guerra. È molto rilevante per la trama il comportamento dei due medici che lo seguono, il dottor Holmes e il dottor Bradshaw, che non comprendono le sofferenze di Septimus, né propongono terapie efficaci (Bradshaw propone alla moglie di Septimus di internarlo). La mente di Septimus Smith è perennemente scossa, con un avvicendarsi di pensieri e di voci di morte, con qualche sprazzo di lucidità; la sua vicenda terminerà con il suicidio. 

La rappresentazione delle sofferenze di Septimus è estremamente accurata, anche a causa del vissuto dell’autrice, e colpisce anche il personaggio di Lucrezia, la moglie di Septimus: questa non comprende i problemi del marito, ma, con estrema delicatezza, gli sta vicino e coglie i rari momenti di amore e di leggerezza al suo fianco.

Le vite di Clarissa e di Septimus si incontrano in due occasioni: per strada, quando Clarissa è alle prese con le commissioni per la festa, e durante la festa stessa, in cui Bradshaw parla del suicidio di Septimus. Clarissa, infatti, prova un misto di sollievo e compassione nei confronti di Septimus: è sollevata, poiché Septimus — e non lei — si è tolto la vita, ma, allo stesso tempo, è dispiaciuta per lui. L’intera narrazione è giocata sull’alternanza di luci e ombre, di superficialità e di profondità; Clarissa, proprio come Septimus, ha sprazzi di lucidità sulla propria condizione e l’apparente semplicità della sua giornata fa da contraltare alla ferita profonda di Septimus.

Ciò che colpisce di Mrs. Dalloway è proprio il chiaroscuro dei personaggi e della narrazione, che lascia spazio a innumerevoli voci e non tralascia particolari strazianti. I pensieri di tutti si intrecciano perfettamente, senza bruschi passaggi; l’autrice mostra anche le maschere sotto cui si celano, crepate dalla complessità delle relazioni umane.

Giulia Marianna Dongiovanni

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