UE-Ucraina: live Instagram con il Professor Finizio

Seguendo quotidianamente le notizie che ci arrivano dal fronte dei combattimenti in Ucraina, o ancora dai tavoli diplomatici che si stanno svolgendo ovunque nel mondo (anche a Roma, proprio qualche giorno fa), è facile perdersi tra tutti gli attori coinvolti in questa crisi. Molto spesso si sente parlare di Stati Uniti, di Cina, ma anche di Germania e Francia, oltre che ovviamente di Russia e Ucraina: qual è però la posizione dell’Unione Europea come istituzione nei confronti di quello che sta accadendo? Quali sono le azioni concrete intraprese dagli Stati Membri fino a questo momento e come potrebbero cambiare le relazioni interne ed esterne delll’Unione in futuro? A queste domande e molto altro ha risposto il Professor Finizio in una diretta Instagram sul profilo social di The Password.

Giovanni Finizio è professore associato presso l’Università degli Studi di Torino, dove insegna politica estera dell’Unione Europea presso la facoltà di Scienze politiche, e professore di Storia delle relazioni internazionali presso l’Universidad Nacional de Tres de Febrero di Buenos Aires. Il Professore è inoltre direttore di Region Europe, “un programma interdisciplinare che persegue una conoscenza completa del modello europeo di integrazione regionale, della sua evoluzione nel quadro dei processi politici, economici, sociali e culturali nella regione e delle caratteristiche dell’UE come attore globale”, come riporta il sito del programma (www.regioneurope.eu). 

La protagonista del dibattito, indubbiamente, è stata l’Unione Europea e nel complesso i suoi paesi membri. “L’Unione Europea, strutturalmente non si trova in grado di giocare un ruolo importante in questo conflitto” ha detto il Professor Finizio, “guardando ai tentativi diplomatici che stanno avvenendo in questi giorni, notiamo che si parla più che altro di due attori: Scholz, il cancelliere tedesco, e Macron, il Presidente della Repubblica Francese. Chi dovrebbe muoversi invece è Charles Michel, il Presidente del Consiglio Europeo, che dovrebbe fare le veci di tutti i capi di stato e di governo dei Paesi Membri.” Secondo il professore le ragioni di questa marginalità europea sono imputabili ad errori capitali del passato, in particolare a quello che lui definisce il decennio perduto ovvero gli anni ’90, in cui l’Unione, anziché affermarsi come attore globale a tutti gli effetti, ha preferito accodarsi e lasciarsi trainare dagli alleati statunitensi (“decennio perduto” sarà probabilmente il titolo di un libro scritto a quattro mani dal Professor Finizio e una collega, come annunciato dallo stesso durante la live, ndr). 

Per l’Europa la parola del futuro sarà autonomia strategica, ovvero la capacità di ridurre la propria dipendenza, e quindi le proprie vulnerabilità, nei confronti di shock ed attori esterni, compresi quelli che consideriamo alleati, come gli Stati Uniti. Qualcosa infatti sembra muoversi all’interno dell’Unione, sul piano energetico, di cui i leader europei hanno ampiamente parlato durante la Conferenza di Versailles il 10 marzo scorso, ma anche in tema di immigrazione e asilo, quantomeno vedendo il cambio di rotta delle politiche migratorie polacche rispetto a quelle di solo qualche mese fa, anche se solamente per determinati tipi di rifugiati: il fatto che la Polonia e l’Ungheria accolgano i migranti, di pelle bianca comunque, non è senza un prezzo: questi paesi si faranno ripagare, principalmente in termini di priorità che porranno sul tavolo, ad esempio cercando di evitare la censura dell’Unione rispetto ai propri regimi e ai propri comportamenti interni.

Non sono mancati comunque riferimenti ad altre realtà internazionali, che svolgono un importante ruolo nella crisi attuale, tra cui Cina, Israele e Turchia. La prima, secondo il professore, si troverebbe in una posizione piuttosto scomoda, divisa dalle relazioni economiche e politiche che intrattiene sia con la Russia, dalla quale dipende dal punto di vista energetico, sia con l’Occidente, di cui teme possibili sanzioni in caso di supporto all’invasione dell’Ucraina: “la Cina ha anche timore di pregiudicare il suo soft power in ascesa: appoggiare un’aggressione territoriale nei confronti di un altro paese, infatti, sarebbe apertamente in contraddizione con i principi che professa“.  

Discorso a parte va fatto per le sanzioni, “un’arma spuntata dell’Occidente perché in un’economia globalizzata è molto difficile andare a colpire dove servirebbe davvero. Se infatti lo scopo delle sanzioni è quello di provocare una sollevazione sia da parte del popolo che da parte degli oligarchi russi, è anche vero che, soprattutto quest’ultimi, hanno tutte le possibilità di accorgersi in tempo del rischio e spostare i propri capitali in zone del mondo dove le azioni americane ed europee non hanno nessun effetto. “Le sanzioni stanno producendo un collasso del sistema economico russo. Spesso i danni inflitti alla popolazione, però, possono rafforzare un regime: dipende dalla capacità del governo di esercitare una propaganda stringente nei confronti della popolazione, soprattutto nelle zone più sperdute del paese“.  

Infine, il Professor Finizio ha espresso alcune considerazioni a conclusione dell’evento. La prima ha riguardato gli strumenti per risolvere crisi come quella in Ucraina, strumenti istituzionali che in questo momento, come riporta il Professore, non ci sono. “Prendiamo le Nazioni Unite: una delle ultime sessioni d’emergenza del Consiglio di Sicurezza che ha preso in considerazione la questione dell’Ucraina e che discuteva una soluzione che chiedesse alla Russia di fermarsi, è stata bloccata dal veto della Russia in una sessione presieduta dalla Russia. (…) Questo è un altro dei grandi peccati capitali, per quanto riguarda l’Europa e gli Stati Uniti: in un contesto in cui era possibile riformare il sistema di sicurezza internazionale, cioè negli anni ‘90, questo non è stato fatto. (…) Invece, la NATO ha acquisito il compito di istituzione principale di sicurezza internazionale, come braccio armato dell’ONU, oppure come un attore che potesse intervenire senza l’autorizzazione di questo.

La seconda chiosa del Professore ha invece riguardato quello che è stato definito dal docente come il ”secondo errore capitale” dell’UE, ovvero il fatto che l’UE abbia pensato a espandersi ma non ad approfondirsi sufficientemente, ovvero a darsi la connotazione di un vero e proprio attore politico internazionale che potesse coinvolgere la Russia nella nuova architettura di sicurezza in Europa. (…) Invece ha dovuto accodarsi alla NATO, creando una situazione per cui la Russia si è trovata marginalizzata, minacciata, aggredita dallo strapotere di questa che si è espansa in contemporanea all’allargamento dell’UE. (…) Ma l’UE non è la NATO. (…) L’Europa deve giocare un ruolo, perché storicamente è l’attore che più di tutti supporta il multilateralismo e le organizzazioni internazionali. Quindi è chiamata per prima a svolgere questo ruolo. Deve poterlo fare e deve, però, saperlo fare.”.

Marta Fornacini, Malvina Montini

Qui potete trovare il link alla diretta Instagram del 17 marzo con il Professor Finizio.

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