Francia: aspettando il ballottaggio delle Presidenziali 2022

Domenica prossima i francesi torneranno a votare, per il secondo e ultimo turno di queste presidenziali 2022 (per sapere di più sui risultati del primo turno leggete qui). I candidati al ballottaggio sono due: il Presidente uscente Emmanuel Macron e la sfidante di estrema destra Marine Le Pen. Uno schema che abbiamo già visto 5 anni fa.  

Le elezioni del 2017

Molte cose sono cambiate da quando, nel 2017, gli stessi due candidati si sono ritrovati avversari al ballottaggio, Macron primo con il 24% delle preferenze al primo turno e Le Pen seconda, con il 21%. Le Pen si presenta ai francesi come la candidata del popolo, dei dimenticati, in opposizione al “candidato delle banche” Macron. Nella campagna elettorale delle due settimane antecedenti il secondo turno, tutti i candidati eliminati al primo turno si schierano al fianco di Emmanuel Macron, creando un’ampissima coalizione politica con il solo scopo di fermare la corsa della leader dell’estrema destra, considerata allora un pericolo per la stabilità interna del paese. Una cosa simile era successa anche nel 2002 quando al ballottaggio arrivò Jean-Marie Le Pen, padre di Marine e leader del Front National, che al secondo turno ottenne il 17% contrapposto all’82% di Jacques Chirac, l’allora presidente uscente. Per la prima volta un candidato di estrema destra arrivava al ballottaggio: lo shock per i francesi fu tale che si creò una vera e propria mobilitazione pubblica a favore di Chirac, che si rifiutò persino di dibattere con l’avversario nel consueto duello televisivo. Tornando al 2017, durante quelle due settimane di campagna decisivo fu il dibattito tra i due candidati tenutosi qualche giorno prima del secondo turno: dal confuso e aspro scambio di battute (“una rissa all’americana“) durato più di due ore e mezza, Marine Le Pen esce particolarmente sconfitta a causa sia delle tematiche affrontate (ad esempio l’uscita della Francia dalla moneta unica europea) sia, soprattutto, del violento tono usato durante la discussione. Secondo gli analisti, la cattiva performance di quella sera fu in parte la causa della sconfitta della candidata del Front National. 

La figura di Emmanuel Macron

Nel 2017 Macron si candida per la prima volta alle presidenziali, mostrandosi ai francesi come un volto nuovo della politica, un outsider a capo del suo nuovo partito La République en Marche. Prima del 2017 però, Macron aveva già lavorato in politica, militando per anni nel Partito Socialista e facendo parte del secondo governo Valls come Ministro dell’Economia (sotto la Presidenza di François Hollande). Al secondo turno delle elezioni riceve il 66% dei voti, diventando il più giovane Presidente della Repubblica francese (poco più di 39 anni). Macron si presenta come un centrista, moderato, fortemente europeista, liberale in economia e riformatore, che si fa promotore di una “terza via”, né di destra né di sinistra. Unico centro nevralgico del suo partito En Marche! è lui, Emmanuel Macron, tanto che il suo modo di fare politica viene detto Macronismo. Il suo obiettivo è fare della Francia una “start up nation“, con un’economia attiva e competitiva, un’idea liberista che piazza Macron sempre più a destra all’interno dello spettro politico. Per quanto riguarda l’elettorato, Macron è favorito da giovani appartenenti ad una classe media istruita, residenti nelle città, che provengono da partiti sia di destra sia di sinistra. Le accuse rivolte al Presidente uscente dall’opposizione sono principalmente tre. La prima è una troppa verticalità nel processo decisionale: Macron avrebbe preso le decisioni più importanti, soprattutto quelle relative alla fase pandemica, in totale autonomia e solitudine. In secondo luogo, il Presidente uscente viene accusato di rappresentare solo le élite del paese, essendo quindi lontano dal popolo, dalla realtà. Il terzo problema, invece, riguarda tutto il partito: essendo En Marche! concentrato solamente sulla figura del suo leader, il movimento non è ancorato al territorio e per questa ragione non è mai riuscito ad ottenere ottimi risultati alle elezioni locali ed europee degli ultimi anni.  

La figura di Marine Le Pen

Il partito Front National (FN) nasce negli anni ’80, fondato, tra gli altri, anche da Jean-Marie Le Pen. Fin dal suo esordio, il partito di estrema destra raccoglie il malcontento della popolazione senza però diventare un partito di rilievo politico fino ai primi anni 2000. Nel 2011 Marine Le Pen prende in mano il FN e avvia un lento processo di cambiamento che lo porterà, in pochi anni, a diventare il secondo partito del paese, forte soprattutto nelle zone rurali e più popolari del paese. Dopo la sconfitta elettorale del 2017, Marine Le Pen stravolge ancora la sua figura, e porta a compimento il processo di istituzionalizzazione del suo partito, per allontanarsi da quelle idee estremiste ed anti-sistemiche del padre. Per farlo, nel 2018 il partito cambia nome da Front National a Rassemblement National (RN) e la leader mette in atto due differenti strategie: la prima viene chiamata dédiabolisation (dediavolizzazione) e consiste nel modificare il discorso politico del movimento e il modo di esprimersi della leader, presentando il RN come un partito normale e rassicurante; la seconda è invece la credibilizzazione, che punta a rendere l’estrema destra, e quindi il partito, credibile e in grado di prendere in mano il governo del paese. In questi anni la figura di Marine Le Pen è quindi molto cambiata, ha addolcito i toni e le sue istanze e si è presentata più umana e moderata, senza però veramente modificare il programma del suo partito, che rimane ideologicamente nazionalista, antimondialista e anti-islamista. Tra i nuovi temi maggiormente toccati dalla candidata ci sono anche il femminismo, Marine Le Pen si è infatti presentata come “donna dello Stato” e mamma single, e l’animalismo, che l’hanno avvicinata ancora di più al suo elettorato. Sul piano comunicativo, infine, Marine Le Pen non si distingue molto dal suo oppositore Macron, sia per l’uso dei social network sia per il linguaggio utilizzato nei loro discorsi. Forse proprio per questa ragione, quest’anno Marine Le Pen “non è mai stata così credibile“.  

La campagna elettorale per il ballottaggio

Tra i tanti incontri dei candidati di questi giorni, Le Pen prima e Macron poi hanno entrambi tenuto un importante comizio a Marsiglia, grande città del sud della Francia, che al primo turno ha votato principalmente per il candidato di estrema sinistra Mélenchon. Qui Macron ha annunciato che il suo prossimo quinquennio dovrà essere “una nuova ambizione“, un completo rinnovamento e non una semplice continuazione degli anni precedenti. 

In queste settimane sono state tantissime le manifestazioni svoltesi in tutta la Francia per dire no all’estrema destra e quindi no ad una elezione della Le Pen, manifestazioni che la candidata ha definito come “anti-democratiche“. Anche gli studenti si sono fatti sentire, occupando alcune importanti università tra cui la Sorbona e Sciences Po a Parigi, allo slogan “né Le Pen, né Macron“.

Mercoledì si è poi tenuto il consueto duello tra i due candidati, un momento molto importante per la campagna elettorale dà modo ad entrambe le parti di mostrare non solo il programma elettorale, ma anche il proprio carattere e la propria personalità.  Il tono usato dai due leader è stato più pacato rispetto a quello di 5 anni fa, ma anche questa volta non sono mancati i commenti taglienti e le critiche: Macron ha accusato la sua avversaria di essere economicamente dipendente dal Cremlino (i finanziamenti al suo partito arriverebbero da banche russe connesse al potere), ma ha poi dovuto difendersi sul tema della sicurezza e del potere d’acquisto (secondo Le Pen i francesi sarebbero oggi più poveri e la Francia meno sicura rispetto all’inizio del suo quinquennio). Nonostante Marine Le Pen si sia presentata questa volta molto meno aggressiva e più preparata, secondo i sondaggi è stato Macron a vincere il dibattito, con il 59% dei francesi che lo reputa più convincente rispetto all’avversaria. Ricordiamo che il Presidente uscente era già in testa nei sondaggi, circa 10 punti avanti rispetto a Le Pen (56%- 44%). Sarà servito questo dibattito a chiarire le idee agli ultimi indecisi?

Marta Fornacini

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