Quando Galeazzo Ciano venne ucciso dal suocero, Benito Mussolini

Per quale motivo Galeazzo Ciano fu una figura così importante per il fascismo? E quali furono le relazioni che intraprese nel Ventennio? Ma soprattutto, chi era Galeazzo Ciano?

Galeazzo Ciano fu il figlio dell’ammiraglio Costanzo Ciano e di Carolina Pini. Nacque all’inizio del XX secolo, nel 1903. All’età di 27 anni sposò una persona che con il Partito Fascista aveva uno stretto rapporto, Edda Mussolini, la figlia primogenita del duce.

Dopo essersi laureato in giurisprudenza, gli venne assegnato il ruolo di ambasciatore a Rio de Janeiro. Rientrò in Italia alcuni anni dopo e nel 1933, grazie alle strette relazioni che aveva con i vertici fascisti e grazie al fatto che fosse un parente del duce, venne nominato Capo ufficio stampa del Sottosegretariato alla stampa e alla cultura. Due anni dopo divenne capo del Ministero per la stampa e la propaganda (antecessore del Ministero della Cultura Popolare), organo che controllava – e soprattutto censurava – i giornali, il cinema, la radio, insomma tutto ciò che riguardava la cultura del Paese.

https://aventurasnahistoria.uol.com.br/media/_versions/capa_mussolini_and_count_ciano_widelg.jpeg

Arrivò il fatidico giorno, chiamato in seguito il “giorno più lungo del fascismo”. Il 25 luglio 1943 era una domenica e il sole splendeva. Da diversi mesi il Partito Fascista stava riscontrando problemi: sul fronte le sconfitte si moltiplicavano, la miseria dilagava, i soldati morivano nei combattimenti senza poter far ritorno nelle proprie case, l’opinione pubblica era diventata seria avversaria di un regime che in passato aveva fatto promesse e poi non le aveva mantenute. Le alte sfere politiche dovevano decidere se il duce fosse ancora in grado di trascinare il Paese verso la vittoria della guerra. Andarono ai voti. Diciannove gerarchi fascisti – oggi verrebbero chiamati “franchi tiratori” – lo pugnalarono alle spalle. Mussolini, in minoranza, venne costretto a dimettersi e per ordine del Re arrestato. Tra coloro che votarono contro il Capo del Governo vi fu una persona che non passò di certo inosservata: Ciano, il marito di Edda, votò a favore della destituzione di suo suocero.

Mussolini venne incarcerato sul Gran Sasso e dopo poche settimane di detenzione venne liberato con l’aiuto di Hitler. Nella neonata Repubblica di Salò si avviò il processo ai traditori del 25 luglio. Durante il dibattito, gli inquirenti trattarono inizialmente Ciano con benevolenza, per paura che potesse rivelare affari di Stato segreti (nel corso del suo mandato egli si annotò tutto ciò che accadeva all’interno del Partito: le informazioni in suo possesso rappresentavano un grosso problema e un grande rischio per Mussolini). Ma, nonostante questo, egli venne riconosciuto all’unanimità colpevole e condannato alla fucilazione.

Mussolini, suo suocero, non fece nulla per salvare il genero. Egli aveva paura di una seria ritorsione da parte del Führer. Il Duce, infatti, domandò al generale tedesco Karl Wolff se – nel caso in cui avesse graziato suo genero – Hitler si sarebbe potuto adirare. Il generale rispose fermamente: “Sicuramente sì, Duce”.

Nel poligono di tiro di Verona, l’11 gennaio 1944, Galeazzo Ciano venne costretto a girarsi di schiena e a sedersi. Mettendolo in questa posizione per i soldati risultava molto più difficile colpire i suoi organi vitali e, dunque, farlo decedere sul colpo. Ciano, come sperato dagli esecutori, patì una morte lenta e straziante.

Edda, sinceramente innamorata di suo marito, attraversò mezza Italia per arrivare al quartier generale del Repubblica Sociale Italiana e chiedere la grazia per il padre dei suoi figli. Aveva implorato, scongiurato e minacciato con la forza della disperazione per salvare la vita di Galeazzo. Confidava nell’unica persona che avrebbe potuto annullare la sentenza di morte, suo padre Benito. Ma papà – riporta Fabrizio Ciano nel libro Quando il nonno fece fucilare papà – morì. E quindici mesi più tardi, l’uomo che era stato il duce del fascismo finì in piazzale Loreto, un cadavere martoriato e appeso a testa in giù a un distributore di benzina”.

Giulia Arduino

Se si è interessati all’argomento consiglio la lettura del libro Quando il nonno fece fucilare papà di Fabrizio Ciano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...