Artivismo: l’arte scende in campo

Artivismo è il titolo del nuovo saggio del critico d’arte contemporanea Vincenzo Trione, e il sottotitolo arte, politica e impegno riassume bene i tre cardini attorno a cui questo concetto ruota. “Artivismo” è un termine relativamente recente e molto efficace, in quanto coniuga linguisticamente due macrotemi indissolubilmente legati: arte e politica.

Ma cosa si intende effettivamente per “artivismo”?

Sotto questa definizione si raccolgono una serie di progetti creati da artisti, attivisti e creativi che hanno un chiaro scopo sociale e che, servendosi di linguaggi e media differenti, si misurano con alcune emergenze del nostro tempo per dare sostegno a comunità emarginate. Come si può ben capire, siamo agli antipodi rispetto al pensiero ottocentesco dell’“art pour l’art” (l’arte per l’arte) con cui si sosteneva che l’arte non dovesse avere scopi morali o sociali, ma dovesse soltanto essere fine a se stessa.

Nel contesto attuale, al contrario, l’arte diventa importante forma di dissenso e strumento di protesta e non è dunque solo bellezza e rappresentazione, ma anche e soprattutto responsabilità. Dalle opere degli street artist contro la guerra al ritorno alla ribalta dei Monuments Man, in queste settimane di conflitto ucraino si è sentito parlare anche di arte. Vediamo perché.

L’arte in tempo di guerra

Sono molti i siti di interesse storico culturale che in queste settimane sono stati presi di mira dall’esercito russo. Musei, palazzi, monumenti e chiese: qualche settimana fa anche l’UNESCO ha diffuso una dichiarazione per esprimere tutta la sua preoccupazione verso questi luoghi storici distrutti, in quanto appartengono non solo al patrimonio della nazione ucraina, ma a quello dell’umanità intera.

Sono passati più di settant’anni dalla Seconda guerra mondiale, e la Storia oggi sembra tristemente ripetersi. Allora come oggi, un team internazionale di esperti e intellettuali scende in campo per recuperare i capolavori dell’arte. E così tornano alla ribalta i cosiddetti Monuments Man per salvare l’arte a rischio. L’iniziativa è del museo della rivolta di Varsavia, in stretta collaborazione con il Ministero della Cultura di Kiev, e ha come obiettivo quello di mettere al sicuro collezioni, monumenti, opere d’arte e registri dei musei ucraini.

Sono giorni di tensione, cui si aggiunge inoltre la richiesta di restituzione delle opere d’arte prestate dai musei russi per le mostre in Italia e non solo. Si tratta ovviamente di un’altra delle conseguenze del conflitto in corso, ed è comunque da intendersi in senso biunivoco: anche dall’est rientreranno molte opere che il nostro Paese aveva prestato.

Artisti per l’Ucraina

Da Roma a Parigi, gli artisti di strada di tutto il mondo nelle loro colorate forme di riestetizzazione urbana hanno raccontato sui muri il loro desiderio di pace.

Un murale a Danzica per condannare la guerra contro l’Ucraina, raffigurante Putin tra Hitler e Stalin.

Tra gli street artisti più famosi, l’anonimo artista di Bristol, Banksy, ha messo all’asta un’opera del 2005, CND Soldiers, il cui ricavato è stato interamente donato per finanziare l’ospedale pediatrico più grande di Kiev. L’opera, raffigurante due militari che dipingono su un muro il simbolo della pace, ha ricevuto offerte da tutto il mondo ed è terminata qualche giorno fa raccogliendo 97 mila euro.

Per sostenere la causa dell’Ucraina anche Marina Abramović organizzerà nuovamente la celebre performance The Artist is Present alla Sean Kelly Gallery di New York, mettendo all’asta i posti di coloro che le siederanno di fronte. I proventi saranno donati a favore di Direct Relief per l’Ucraina, un’organizzazione umanitaria che fornisce assistenza medica. 

Sono molti anche gli altri artisti, provenienti da tutto il mondo, che chiedono a gran voce la pace. La piattaforma ARTE ha diffuso i loro videomessaggi rivolti al popolo ucraino e al mondo intero, nel progetto #notspeechless – Artisti per la pace in Ucraina.

Dov’è dunque – se c’è – il confine con la politica, quando si fa arte? Una dichiarazione rilasciata da Ai Weiwei, artista cinese contemporaneo, riassume bene il concetto di artivismo: “Non smetto mai di essere artista quando mi occupo di diritti umani. Tutto è arte, tutto è politica”.

Rebecca Boazzo

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