Perché dovremmo tutti andare dallo psicologo

Negli ultimi anni il dialogo sulla salute mentale ha occupato uno spazio rilevante tra i giovani e i meno giovani, ma possiamo davvero affermare di aver sdoganato il tabù? Rispetto a 30 anni fa sicuramente vi è un’attenzione diversa per il tema: sempre più persone riconoscono la necessità di percorsi di educazione emotiva e l’utilità che può avere una figura professionale. Eppure, quanti di noi effettivamente vanno dallo psicologo? Quasi tutti hanno un commercialista, un medico di riferimento e un avvocato a cui chiedere consiglio quando necessario, ma quanti si sono mai decisi a iniziare un percorso di terapia? I motivi sono svariati, dalla scarsa accessibilità economica dei servizi agli stereotipi e pregiudizi che ancora attorniano i professionisti del settore. Forse nel 2022 siamo tutti d’accordo sul fatto che dallo psicologo non ci vadano solo i “matti”, ma ancora l’associazione riguarda terapia e malattia, piuttosto che terapia e benessere personale

Perché dallo psicologo dovrebbero andarci tutti, e non solo chi ha problemi “seri”

Premettendo il fatto che non esiste una linea precisa che categorizzi i problemi in “seri” e “meno seri”, opinione diffusa è che lo psicologo sia l’ultima risorsa a cui si ricorre quando si pensa di non potercela fare da soli. Tutti gli altri problemi devono essere risolti in autonomia, o bisogna lasciare che magicamente il tempo ovatti il loro impatto sulla nostra quotidianità. Senza ombra di dubbio psicologi e psicoterapeuti sono di fondamentale importanza in caso di eventi traumatici, particolari disturbi e psicopatologie, ma ciò non esclude che chiunque possa trarre beneficio dai loro colloqui. La stragrande maggioranza delle persone, pur non avendo disturbi che impediscono il normale svolgimento delle attività quotidiane, si trova a dover affrontare situazioni stressanti in ambito lavorativo, famigliare o relazionale, e a fronteggiare sporadiche crisi e difficoltà che, seppur minime, potrebbero essere ridimensionate da un atteggiamento più maturo e consapevole. Proprio questo può offrire uno psicologo: degli strumenti di crescita personale, per poter modificare alcuni tratti della nostra personalità che ci causano disagio, per migliorarci e per poter approcciarci in modo più maturo ai problemi. 

“I fatti miei li racconto già ai miei amici, che mi conoscono e mi sanno aiutare” 

Non si tratta solo di raccontare la propria vita ad uno sconosciuto, come molti possono pensare: lo psicologo non è un consigliere né un confidente, per quello esistono gli amici. È una figura qualificata e competente che conosce i meccanismi di funzionamento psichico e le dinamiche relazionali capaci di agevolare la gestione dei problemi; può insegnare strategie per ridurre i sentimenti negativi, per esprimere le emozioni represse, per affrontare le nostre paure in modo più costruttivo. Il colloquio con uno psicologo è un momento di confronto, per potersi mettere totalmente a nudo con una persona che non esprima giudizi e dispensi soluzioni, ma ci offra un punto di vista differente, distaccato e più emotivamente maturo. Non verremo soppesati e giudicati per quello che esprimiamo, così come un ginecologo non giudicherebbe mai la nostra vita sessuale né un avvocato le nostre scelte e comportamenti. Ovviamente le sedute sono protette dal segreto professionale, e non c’è il minimo rischio che qualcun altro venga a sapere ciò che è stato detto, pena la sospensione dell’esercizio della professione per lo psicologo. 

“Ogni tanto penso che mi gioverebbe un professionista, ma poi passa il tempo e i problemi diventano meno rilevanti” 

Che sia per pigrizia, mancanza di tempo o di voglia, si finisce sempre per procrastinare le attività meno urgenti. Così come talvolta aspettiamo qualche giorno prima di farci visitare una caviglia dolente, anche i nostri sentimenti vengono sottoposti a questo “periodo di prova”, per valutare se sia proprio indispensabile ricorrere ad un aiuto esterno, dispendioso in termini di tempo e soprattutto di denaro. Spesso riempiamo le nostre agende fino all’orlo per evitare di dover ascoltare i nostri pensieri. Sono maldestri tentativi di mettere a tacere il malessere, il quale però non tarderà a tornare più aggressivo di prima. Di regola, i problemi non svaniscono da soli: spesso assumono altre forme; sembrano attutirsi solo per attaccare da un altro versante, apparentemente mostrandosi come crisi sporadiche e scollegate. Spesso in ambito relazionale ci si trova impigliati nelle stesse dinamiche ripetutamente, e non si capisce perché “trovo uomini tutti uguali”  o “gli amici mi deludono sempre” . Grazie alla terapia si possono comprendere i pattern comportamentali che ci trascinano in determinate situazioni e i motivi che si celano dietro le nostre scelte, siano esse consapevoli o, soprattutto, inconsce.

Chiedere aiuto e volersi confrontare con uno sguardo esterno non è sinonimo di debolezza, ma semmai di forza: dimostra consapevolezza dei propri limiti e disposizione al miglioramento di noi stessi, tratto per nulla scontato. Purtroppo in una società in cui la salute mentale non è ancora considerata degna compagna di quella fisica può risultare difficile chiedere aiuto, dovendosi scontrare con genitori diffidenti, paura del giudizio altrui e impedimenti di natura economica. Nel prossimo articolo proveremo ad aggirare quest’ultima problematica, facendovi conoscere tutti i servizi della zona che offrono tariffe agevolate o che sono addirittura privi di oneri: nell’attesa che la sanità pubblica possa definirsi tale a 360°, cerchiamo di dare il nostro contributo affinché tutti possano avere accesso all’aiuto che spetta loro.

Matilde Benedetta Botto

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