eSports, una lunga strada

In un mondo in cui l’industria videoludica produce fatturati stellari (nel 2020 si sono raggiunti i 159 miliardi di dollari), quello degli eSport è un settore che pian piano è riuscito ad ottenere la sua grande parte di pubblico con eventi e tornei sparsi in tutto il mondo.

Ma cosa sono questi eSports? Con questa parola si fa riferimento all’attività di giocare a livello professionale e competitivo a diversi videogiochi, dando vita a veri e propri tornei in cui squadre provenienti da diverse nazioni si affrontano nei campi di battaglia delle produzioni più popolari del momento: Fortnite, Counter-Strike, FIFA, Call of Duty, League of Legends, Overwatch e Valorant sono solo alcuni tra i titoli più conosciuti di questo settore in costante espansione.

Nonostante ad uno sguardo poco attento queste “discipline” possano sembrare tutto fuorché sport veri e propri, bisogna considerare che i giocatori di queste competizioni si sottopongono ad intensi allenamenti quotidiani. Lo scopo è di migliorare le proprie abilità proprio per poter affrontare, individualmente o in squadra, tornei con potenziali vincite che in alcuni casi superano di molto il milione di dollari: il già citato Fortnite, celebre battle royale sviluppato da Epic Games, in un paio di anni ha messo in palio oltre 84 milioni di dollari. Generalmente le fasi iniziali di queste competizioni vengono seguite in streaming sulle diverse piattaforme web in circolazione, YouTube e Twitch in primis, mentre, una volta giunti alle fasi finali, si arriva ad assistere a degli eventi dal vivo con arbitri, commentatori specializzati e un grande pubblico. Ovviamente questo non è un settore diffuso allo stesso modo in ogni parte del mondo, in quanto ogni Paese attribuisce una maggiore o minore importanza a queste competizioni.

La Cina è sicuramente il posto dove questo mercato ha avuto modo di espandersi maggiormente, divenendo in poco tempo uno dei leader di questo settore e registrando il maggior numero di giocatori di eSports a livello mondiale. Interessante notare come in questo caso i giocatori, diversamente da quello che si potrebbe pensare, tendano a preferire titoli dedicati al mercato dei dispositivi mobile. Che si tratti di smartphone o console, nel gennaio dello scorso anno il Ministero delle Risorse Umane e della Sicurezza Sociale ha riconosciuto quella del videogiocatore professionista come una vera professione, garantendo a queste figure maggiori tutele. Stessa situazione è possibile trovarla in India, dove i titoli maggiormente giocati sono Call of Duty Mobile e Player Unknown’s Battlegrounds Mobile, con quest’ultimo che lo scorso febbraio 2022 è stato bandito dallo stesso governo indiano per motivi apparentemente legati alla sicurezza nazionale. Contrariamente a quanto accade in Cina, però, in India gli eSports non vengono riconosciuti come vere discipline sportive: il Ministero della Gioventù e dello Sport ha infatti dichiarato che non esiste un governo realmente riconosciuto che regolamenti le organizzazioni e i tornei di questo tipo.

Particolare attenzione va data alla Corea del Sud, luogo di nascita degli eSports. Qui, nel corso degli anni, la comunità di gamer professionisti è cresciuta notevolmente grazie proprio al fatto che il Paese è stato il primo a considerare queste discipline come sport legittimi, investendo ampiamente nella realizzazione di diverse aree specifiche per eSports, anche al di fuori della capitale Seoul.

Passando ad un contesto europeo, si può notare come la Francia stia iniziando a dare sempre più importanza a queste competizioni, con il presidente Emmanuel Macron che ha dichiarato:

“Non voglio dimenticarmi degli eSports, un altro campo di eccellenza francese con team come Team Vitality o Karmine Corp. Su questo abbiamo un’opportunità storica: i giochi olimpici del 2024. Sta a noi la responsabilità di stabilire un collegamento tra le Olimpiadi di entrambi i mondi, presentando i più grandi eventi eSports del mondo”.

In Italia invece com’è la situazione? Sicuramente sono molte le persone interessate a questo settore, con circa 475.000 utenti conteggiati come avid-fan, ovvero persone che si informano giorno per giorno delle competizioni legate al mondo del gaming. Ci troviamo quindi in una fase in cui il settore degli eSports comincia a gettare quelle che potrebbero diventare solide radici anche nel nostro Paese. Ferrara rispecchia pienamente questo crescente interesse: la città farà da sfondo a tre giorni interamente dedicati alle finali della eSerie C di Lega Pro giocate su Fifa 22. Uno dei problemi più grandi del territorio italiano consiste però nella mancanza di normative che regolamentino tornei e luoghi in cui si possono svolgere queste discipline: proprio questa assenza di norme ha recentemente portato alla chiusura di diverse sale LAN sparse in tutta Italia. La scelta di questo stop alle attività ha immediatamente fatto il giro del web dando origine a un forte malcontento generale e ad accesi dibattiti nella speranza che la situazione possa cambiare.

Certo, la strada per arrivare ad una considerazione degli eSports uguale per tutti è ancora lunga, se non addirittura irraggiungibile, ma qualcosa pian piano si sta muovendo. Probabilmente bisognerebbe abbandonare certi pregiudizi e iniziare a vedere le cose con una mentalità diversa, perché le opportunità offerte da questo mondo sono molte. Chiudere la porta ad eventi che potrebbero far girare grandi somme di denaro solo perché si è ancora convinti che questi nuovi media siano destinati ad un pubblico molto ristretto o addirittura infantile potrebbe non essere la scelta migliore.

Marco Badini

Crediti immagini:

https://www.esporteam.it,

https://iesf.org/esports ,

https://www.outplayed.it

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