Ius scholae: Liban e la sua (non) cittadinanza

Liban ha finito da poco il secondo anno al Liceo Linguistico di Fossano (CN), gioca a basket, ha la pelle nera e un sorriso che illumina tutto il suo volto. All’inizio dell’anno scolastico appena concluso (2021/2022) Liban si è candidato come rappresentante d’istituto del liceo che frequenta e dopo la nomina è entrato a far parte del Progetto RIS di ScuolaZoo.
Nato in Italia da madre etiope, Liban ha frequentato l’asilo, le scuole elementari, le medie e i primi anni di liceo qui e parla perfettamente l’italiano – con un accento piemontese particolarmente marcato. Nonostante questo, Liban è uno dei quasi 900 mila studenti che non hanno la cittadinanza italiana.

Per ottenere la cittadinanza italiana, al giorno d’oggi, è necessario che almeno uno dei genitori del minore sia cittadino italiano. Vige, quindi, il cosiddetto ius sanguinis.
Per i minorenni di origine straniera che hanno vissuto legalmente e senza interruzioni in Italia, la cittadinanza va richiesta entro un anno dal compimento del diciottesimo anno (legge 91/1992). Questa legge fa sì che moltissimi ragazzi di origine straniera non siano in possesso della cittadinanza italiana incorrendo nella possibilità di subire discriminazioni a livello scolastico, sportivo e nella vita di tutti i giorni.
I tentativi di modificare la legge 91/1992 sono stati molteplici ma hanno avuto, di fatto, l’effetto opposto, andando a inasprire le norme e allungando il procedimento.
Nelle ultime settimane si è parlato di nuovo molto della possibilità di introdurre lo ius scholae (per approfondire il testo di legge puoi cliccare qui).

Il 15 luglio 2022, sulla pagina Instagram di ScuolaZoo è stato pubblicato un reel in cui Liban racconta la sua storia, narrando con estrema semplicità di come lo ius scholae sia una vera e propria necessità e la cittadinanza non un dono, ma un diritto.

Ho condiviso parte della mia infanzia con Liban e, dopo averlo visto dar voce a migliaia di italiani, abbiamo deciso di bere un caffè insieme per parlare di basket, cittadinanza e scuola.


Ciao Liban, come hai detto nel video pubblicato per Scuola Zoo non hai la cittadinanza italiana nonostante tu sia nato qua, giusto?

Sì, sono nato a Savigliano (CN) e ho sempre vissuto in Italia frequentando tutte le scuole qua.
In questi ultimi mesi si è parlato molto di Ius Scholae, una legge che permetterebbe a tutti i bambini nati in Italia o arrivati in Italia prima del dodicesimo anno che hanno frequentato almeno un ciclo completo di scuole in Italia di avere la cittadinanza.
Senza cittadinanza posso muovermi solo nei territori Shengen e lo stesso vale per mia mamma che non ha la cittadinanza, nonostante lavori regolarmente in Italia da più di dieci anni e sia sposata con mio papà che è italiano. L’unico viaggio al di fuori dell’Italia che io ho fatto è stato in Etiopia quando avevo sette anni per andare a trovare i miei nonni.
In questi giorni i miei genitori dovranno andare a Roma per delle questioni inerenti il passaporto e va da sé che ci siano dei costi da sostenere per ottenere qualcosa che di fatto dovremmo avere già di diritto.

Il non avere la cittadinanza ti ha posto dei limiti? Nel video hai parlato di una vicenda inerente lo sport…

Sì, esatto. Dovevo iniziare il campionato di basket e durante il processo di tesseramento sono state riscontrate delle incongruenze. Il mio allenatore si è subito attivato per cercare di capire cosa ci fosse di sbagliato. Abbiamo scoperto che, dal momento che io sono cittadino etiope, dovevo aspettare l’approvazione del Comitato Sportivo Etiope. Sono stati necessari nove mesi, durante i quali non ho potuto giocare e mi sono dovuto limitare agli allenamenti perdendo, di fatto, una stagione.

Come hai vissuto questa situazione?

L’ho vissuta abbastanza male perché a questa età lo sport è tutto. Ho continuato a fare gli allenamenti ma sentivo che mi mancava qualcosa, come le partite.
Come ho detto nel video, per i giovani una valvola di sfogo ci deve essere e per me questa valvola era il basket. Sono stato veramente male e questo mi ha portato a parlare sempre meno e a vedere i risultati a scuola calare. Tutti mi dicevano che in un paio di settimane si sarebbe risolto tutto, ma c’è voluto molto più tempo.

Nella vita di tutti i giorni il non avere la cittadinanza ti ha mai messo nella situazione di subire discriminazioni, oltre quella di cui mi hai appena parlato?

Fortunatamente no. Penso questo sia dovuto anche al fatto che mi sono costruito una cerchia di persone attorno a me che ha fatto sì che questa cosa della cittadinanza non venisse fuori spontaneamente.
Prima di questo inconveniente del basket non mi ero mai fermato a riflettere su questo tema e, anche i miei amici, erano convinti che io fossi italiano. E infatti,

Per me io sono italiano.

Secondo me è un problema che va risolto al più presto perché, prendendo l’esempio di un ragazzo della mia età che punta tutte le sue energie e ambizioni nello sport, questo non potrà mai accedere alle nazionali perché non ha la cittadinanza. Secondo me, per una persona per cui lo sport in generale significa tutto, potrebbe finire molto male perché mentalmente è quasi impossibile da accettare.

Da dove è nata l’idea del video che è stato pubblicato su ScuolaZoo?

Ho partecipato al Progetto RIS di ScuolaZoo, esperienza che reputo essere stata fondamentale nel mio processo di crescita. Durante i tre weekend formativi che si sono svolti durante l’anno scolastico ho avuto modo di conoscere meglio la persona che sono e di acquisire gli strumenti necessari per affermarla all’interno del contesto scolastico e anche nella società. Sono riuscito a far emergere la mia personalità e questo è stato apprezzato, permettendomi di iniziare a collaborare con il team di ScuolaZoo.
L’idea del video è nata perché in quei giorni si stava parlando molto di ius scholae e mi è stato chiesto di raccontare la mia storia per sensibilizzare sul tema.

Pensi che questa cosa sia avvenuta?

Sì, sotto il video ci sono stati moltissimi commenti e mi ha fatto sorridere leggere di genitori e di ragazzi che si trovano nella mia stessa situazione. Mi sono sentito parte di una collettività e questo ha consolidato in me l’idea che lo ius scholae sia ormai una vera e propria necessità e non ci sia più tempo per aspettare.


La cittadinanza non è solo una questione politica, ma un vero e proprio diritto non concesso a migliaia di ragazzi che sono di fatto già italiani. E uno di questi è Liban, con il suo sorriso magnetico, la sua pelle nera e il suo gesticolare ininterrotto mentre versa due bustine di zucchero nel caffè.

Gaia Bertolino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...