Iron Widow, una recensione spoiler-free: tra mecha, poliamore e storia cinese.

Iron Widow, pubblicato in Italia da Rizzoli, è il romanzo Young Adult d’esordio di Xiran Jay Zhao, scittorə e youtuber di nazionalità canadese ma natə e cresciutə in un piccolo villaggio della Cina. Ispirato ad anime giapponesi come Evangelion e Darling in the Franxx, è un retelling in salsa fantascientifico-distopica della figura di Wu Zetian della dinastia Zhou, prima e unica Imperatrice donna della storia cinese. Qui viene reinterpretata come una diciottenne di umili origini pronta a arruolarsi nell’esercito dell’immaginaria nazione della Huaxia, ispirata alla Cina medievale. Huaxia da secoli è sotto l’attacco di creature aliene conosciute come Hundun, che una volta uccise lasciano i loro carapaci vuoti, usati dagli abitanti della nazione per creare giganteschi mecha chiamati Crisalidi (ispirati a creature della mitologia cinese) per combattere gli invasori. Tuttavia, l’esercito sfrutta le dinamiche misogine della propria società per far funzionare le Crisalidi: ogni pilota uomo è associato ad una pilota donna, e l’energia di quest’ultima viene usata per sostenere la forza vitale dell’uomo, portando spesso alla morte delle ragazze co-pilota, le Concubine. La sorella di Zetian fa questa fine, ed è la sua morte a spronare la protagonista ad abbandonare il suo amico d’infanzia Gao Yizhi e a entrare nell’esercito per vendicarla, riuscendoci. Per questo, una volta completata la sua missione, le viene affibbiato il titolo di Vedova di Ferro, ed è affidata al pilota Li Shimin, un pericoloso carcerato con una sentenza di morte che penzola sopra la sua testa insieme al suo epiteto: Demone di Ferro.

Iron Widow è sicuramente un buon libro per chi ancora mastica il genere degli YA, ma ha dei difetti che controbilanciano in modo palpabile anche il migliore dei pregi. C’è da dire che è il primo di una duologia, e che quindi elementi come la trama e l’evoluzione dei personaggi non sono totalmente contestabili dal punto di vista oggettivo poiché manca metà della storia, quindi per ora si potrà discutere solo di ciò che è stato pubblicato – ad ogni modo, i pregi derivano proprio da questi ultimi. Wu Zetian non è la classica eroina, perché eroina non lo è nemmeno: leggendo di lei stiamo osservando la backstory di una antagonista in-the-making, temprata dai traumi subiti durante l’adolescenza. Se all’inizio ci appare come la più stereotipata delle protagoniste dei romanzi distopici per ragazzi (e si potrebbe fare un intero discorso sui cloni di Katniss Everdeen che sono spuntati dopo il successo di Hunger Games), lentamente ci vengono mostrati altri lati di lei, e la sua durezza viene giustificata dal ruolo che ha alla fine della storia e dagli occhi della società che l’ha resa così. Li Shimin e Gao Yizhi (tra loro e Zetian, fra l’altro, si verrà a creare una dolce, quanto drammatica, relazione poliamorosa) sono altri due personaggi interessanti, co-protagonisti e alleati di Zetian. Ma poi, purtroppo, il resto del cast è altamente dimenticabile. È vero che ciò permette un focus più profondo sui personaggi principali, ma quelli secondari, che a tutti gli effetti portano avanti la trama, appaiono solo come schizzi d’inchiostro, con una backstory appena accennata e nessuna motivazione dietro le loro azioni.

Parlando della trama, è costruita bene e non ha buchi particolarmente segnalabili, tuttavia il problema arriva quando si tratta del pacing. Infatti, se quello delle scene è impeccabile e ogni momento importante ha il proprio peso e si prende il proprio spazio, quello della trama in generale è fin troppo veloce: mesi passano in una volata di pagine senza alcun filler che possa mostrarci, per esempio, l’addestramento di Zetian nel dettaglio oppure momenti tra Yizhi e Shimin che possano solidificare la loro relazione. L’inserimento di filler o momenti morti di pura caratterizzazione in una storia è una questione altamente personale, e questo libro avrebbe potuto sfruttarne l’uso per raccontare di più. Ciò, ovviamente, non aiuta nemmeno il worldbuilding, che ha delle idee e delle meccaniche estremamente interessanti, alle quali però si accenna soltanto, senza entrare nel dettaglio. Lasciare tutto all’immaginazione, in un libro ispirato alla storia e alla mitologia cinese, fa rimanere il lettore con l’amaro in bocca. E il caso di dire che, se fosse stato anche leggermente più lungo, non sarebbe stato affatto un problema, anzi.

Infine, parlando di stile, l’unica nota dolente sono le scene d’azione fin troppo caotiche e difficili da seguire. Tolte queste, in generale vi è un buonissimo e scorrevole stile di scrittura, che mette un focus a cento sui sentimenti e le sensazioni dei personaggi. È pur sempre il primo romanzo di Zhao, e quindi si può solo sperare che quest’unico frutto acerbo maturi sempre di più per combaciare con il resto del suo lavoro.

In sintesi, Iron Widow non è al pari della rivoluzione che la sua protagonista scatena tra le pagine, ma non è nemmeno totalmente da buttare: ci sono delle buone idee e della scrittura di qualità, che però risaltano a fatica tra i difetti più rilevabili. 3 stelle su 5 è un voto appropriato, e sicuramente è un libro che saprà intrattenervi abbastanza.

Gaia Sposari

Crediti immagine di copertina: https://www.ibs.it/iron-widow-libro-xiran-jay-zhao/e/9788817160858 /

Crediti artistici: Ashley Mackenzie

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