Violenza di genere: il consenso

Negli studi relativi alla violenza di genere, un’importanza particolare è riservata ai reati relativi alla sfera sessuale. In questo articolo si tratterà nello specifico della violenza sessuale nei confronti delle donne. 
Affinché un atto sessuale compiuto da due adulti sia considerato legale e legittimo, è necessario che entrambe le parti forniscano il loro consenso all’atto stesso, cosa che a primo impatto non sembrerebbe sollevare nessun tipo di difficoltà. Perché però nella realtà sembra essere tutto molto più complesso?

Che cos’è il consenso?

Il termine consenso appare molte volte nel diritto internazionale (meno in quello italiano, come vedremo), ma darne una definizione risulta particolarmente complesso. La Convenzione di Istanbul, una delle convenzioni a carattere regionale più all’avanguardia nel rispetto e nella protezione dei diritti della donna, parla di consenso nel suo articolo 36, quando definisce la violenza sessuale come “atti sessuali compiuti su una persona senza il suo consenso”, specificando che “il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona, e deve essere valutato tenendo conto della situazione e del contesto.”. 

Nel 2020 l’ONG Amnesty International lancia la campagna #iolochiedo, per fare pressione sul legislatore italiano, chiedendo di adeguare il quadro normativo del nostro Paese proprio alla definizione fornita dalla Convenzione. Il messaggio veicolato dalla campagna è molto semplice e intuitivo, ma non scontato: “il sesso senza consenso è stupro”. Secondo l’ONG il consenso è una questione di rispetto dei limiti fisici e psicologici del partner e deve essere sempre espresso in modo chiaro e volontario: “essere in silenzio o non dire di “no” non equivale a dare il proprio consenso.” 
Perché sia valido, il consenso deve essere: specifico, ovvero deve riguardare ogni singolo atto; variabile, nel senso che può cambiare nel tempo e può essere sempre ritirato; informato, perché ci deve essere conoscenza e informazione da parte di tutti i partner. 

Il consenso nella legislazione italiana 

Per quanto riguarda il reato di violenza sessuale, esistono tre possibili modelli giuridici: 

  • il modello consensuale puro, secondo il quale è reato ogni atto sessuale che non prevede il consenso esplicito del partner;
  • il modello consensuale limitato, per cui è considerato reato quell’atto sessuale avvenuto nonostante l’esplicito dissenso del partner;
  • il modello vincolato, per il quale è reato solo l’atto sessuale avvenuto con costrizione, violenza o minaccia. 

Per quanto riguarda la legislazione italiana, questa è orientata verso il modello vincolato, così come previsto dall’articolo 609-bis del nostro Codice penale:

“Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni. […]”

Art. 609-bis del Codice penale

Come si può vedere, quindi, la nostra legislazione mette al centro la violenza, la minaccia e l’abuso, e non il consenso della vittima. Il diritto internazionale, invece, è ormai orientato verso il primo modello, così come previsto sia dalla Convenzione di Istanbul, un trattato giuridicamente vincolante che l’Italia ha ratificato 9 anni fa, sia dalle sentenze di varie corti internazionali, che chiedono agli Stati di introdurre la nozione di consenso per garantire in modo effettivo il rispetto dell’autonomia sessuale dell’individuo. Non tutte le aggressioni infatti, si verificano con minaccia o con violenza, ma non per questo risultano meno gravi per l’integrità fisica e psicologica della vittima. 

Altre legislazioni europee

Alcuni passi avanti sono stati fatti negli ultimi anni, sia dalla nostra giurisprudenza, che si sta aprendo al modello consensuale limitato, sia dai legislatori di altri Paesi europei, che sempre più numerosi stanno introducendo il concetto di consenso nel loro codice penale. Alcuni esempi sono il Regno Unito, l’Irlanda, il Lussemburgo, la Germania, e di recente la Spagna: il 27 maggio scorso, infatti, la Camera spagnola ha approvato la proposta di legge “sòlo sì es sì”, che considera violenza sessuale ogni atto compiuto senza il consenso esplicito del partner, senza la necessità di provare che ci sia stata minaccia, costrizione o violenza, e senza dover dimostrare di essersi difesi durante l’atto. La proposta, che nasce in seguito al famoso caso di stupro di gruppo noto con il nome di “La Manada”, diventerà legge solo dopo l’approvazione del Senato.
(https://www.ilpost.it/2022/05/27/spagna-legge-consenso/

Cambiare le leggi in vigore è solo il primo, importante, passo, ma non sarebbe comunque abbastanza: per poter davvero non solo punire ma anche prevenire questo genere di reati sono necessari dei cambiamenti socioculturali, che prevedano innanzitutto l’educazione delle giovani generazioni, e non solo, al rispetto dell’altra persona e delle sue volontà. 

Marta Fornacini

La serie di articoli “Violenza di genere” prende ispirazione dalla dissertazione finale di laurea triennale della redattrice: “Il fenomeno della vittimizzazione secondaria: la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo per il caso J. L. c. Italia”.

Qui potete trovare alcuni approfondimenti sul tema:

Lo Spiegone
Amnesty International
Il Post


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