Lo strano legame tra Malthus, Peccei e Greta Thunberg

Crediti foto di copertina: La Repubblica

Tra la nascita della demografia e quella dell’antropologia intercorre un solo anno. Possiamo individuare come anno di nascita della seconda il 1799 con la fondazione, a Parigi, della Società degli Osservatori dell’Uomo.

Se per demografia intendiamo lo studio dei fenomeni della popolazione, con il termine antropologia si designa lo studio dell’uomo.

Il principio della popolazione di Malthus

Nel 1798, venne pubblicato un saggio anonimo intitolato “Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società“. Al centro del lavoro era presente il celebre principio della popolazione associato a Thomas Robert Malthus.

La popolazione, quando non viene sottoposta a dei controlli, tende a crescere in ragione geometrica. La sussistenza per l’uomo, invece, cresce in maniera aritmetica.

La tesi di Malthus si fonda sull’idea che, dal momento che la crescita esponenziale della popolazione avviene in concomitanza con la crescita lineare delle risorse, si arriva a un periodo di crisi in cui la popolazione eccede rispetto alle risorse disponibili, andando a creare un periodo di squilibrio.

Per fronteggiare lo squilibrio si vanno a generare tre “controlli positivi“: la fame (carestia), la malattia (pestilenza) e la guerra; pertanto si verifica un abbassamento della popolazione.

All’epoca della pubblicazione, il volume di Malthus fu accolto da molte critiche per via della visione eccessivamente allarmistica che proponeva. Cinque anni dopo l’uscita del “Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società”, ne viene pubblicata una seconda edizione sulla quale fronteggia il nome di Malthus come autore.

L’opera si presenterà in modo totalmente differente rispetto alla prima edizione, anche a seguito di un periodo d’intensa raccolta di dati e di analisi di letteratura etnografica. Il titolo del Saggio rimase lo stesso, ma il cuore pulsante dell’opera diventò l’investigazione sulle prospettive future e sulla mitigazione e la prevenzione dei controlli – che passeranno da tre a uno.

Dopo Malthus: U Thant, Peccei e Greta Thunberg

Nel 1968, il torinese Aurelio Peccei fondò il Club di Roma e incaricò un gruppo di ricerca del MIT (Massachusetts Institue Technology) di usare i metodi di analisi sistemica per calcolare quali fossero le relazioni tra risorse e popolazione. Il titolo originale dell’opera conclusiva della ricerca era “I limiti della crescita“, che venne tradotto in italiano come “I limiti dello sviluppo“. Nel 2012, a distanza di quarant’anni dall’uscita del volume, Carlo Petrini constatava come le cose fossero andate esattamente come descritto dal MIT.

Nel 1969, U Thant – all’epoca segretario generale delle Nazioni Unite – lanciò un grido drammatico dicendo che i paesi membri delle Nazioni Unite avrebbero avuto una decina di anni per risolvere alcune questioni allarmanti: tra cui il miglioramento delle condizioni dell’ambiente urbano e la gestione della crescita della popolazione. Quest’ultima era stata dettata dal periodo pacifico e ricco di progressi intercorso tra il 1945 e il 1970 che aveva causato un calo netto della mortalità e un mantenimento costante del tasso di natalità.

Nel 2019, in occasione dell’arrivo di Greta Thunberg a Torino, Luca Mercalli scrisse un articolo per l’edizione del 13 dicembre de La Stampa in cui scrisse:

Aurelio Peccei, cara Greta, chiedeva al mondo ciò che chiedi tu oggi, ma era forse troppo avanti con i tempi. Quasi cinquant’anni di indifferenza e di ritardi che ora ci costano cari e ci costringono ad affrontare l’emergenza climatica.

Il legame tra Malthus, Peccei e Greta Thunberg è quello di essere accusati tutti e tre di essere dei presagi di sventura. Stando a quanto successo dopo le pubblicazioni di Malthus e Peccei, non sarebbe opportuno preoccuparsi nel sentire le dichiarazioni della diciannovenne di Stoccolma?

Gaia Bertolino

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