25 settembre: come andremo a votare?

Dopo poche e concitate settimane di campagna elettorale, il 25 settembre saremo tutti chiamati, infine, a recarci alle urne. Sia che sappiate già con certezza chi votare, sia che invece farete la vostra scelta proprio all’interno della cabina elettorale, è utile fare un piccolo ripasso sul come andremo a votare. Cos’è un collegio elettorale? Cosa troveremo sulla scheda? Quali conseguenze ha avuto la riduzione dei parlamentari sul sistema elettorale?
Vediamo insieme punto per punto.

Cosa significa “sistema elettorale misto”?

La legge elettorale in vigore attualmente, che avrete sentito nominare Rosatellum dal nome del parlamentare Ettore Rosato (ex PD) che la presentò, è la stessa con cui andammo a votare 4 anni fa, nel 2018. Il Rosatellum prevede un sistema elettorale misto, dove cioè un terzo dei parlamentari è scelto in collegi uninominali, tramite il metodo maggioritario, mentre i restanti due terzi sono scelti in collegi plurinominali, con un sistema proporzionale

Partiamo dai collegi: l’Italia è divisa in zone elettorali, sia per la Camera che per il Senato, dove ogni partito o coalizione presenta i suoi candidati. Lo scopo di questa divisione è creare delle porzioni di territorio di dimensioni diverse ma che racchiudano più o meno lo stesso numero di elettori. I collegi per la Camera sono più numerosi, e quindi anche più piccoli, dei collegi per il Senato; allo stesso modo i collegi uninominali sono in numero maggiore rispetto a quelli plurinominali. Ricordiamo comunque che i due collegi, seppur di dimensioni diverse, si sovrappongono e ogni comune fa parte sia di un collegio uninominale sia di uno plurinominale.

Per quanto riguarda i collegi uninominali, i partiti e le coalizioni possono presentare solo un candidato: lo scontro è diretto e vince il candidato che ottiene anche solo un voto in più degli altri, questo spinge i partiti a coalizzarsi e mettere insieme un fronte il più possibile ampio a sostegno di quel nome. Nei collegi plurinominali invece, i partiti o le coalizioni presentano una lista bloccata nel senso che l’elettore non può esprimere preferenze per i candidati presenti in essa. In questo caso verranno elette più persone per ogni collegio, provenienti da diversi partiti o coalizioni, in proporzione ai voti che ogni partito e coalizione ottiene a livello nazionale (per la Camera) e regionale (per il Senato). Il capolista avrà più probabilità di essere eletto, e così a scendere nell’ordine scelto dalla coalizione: per questo i listini si definiscono bloccati.  

Cosa troveremo sulla scheda elettorale?

Sulla scheda elettorale (ne avremo due, una per la Camera e l’altra per il Senato) appare in primo luogo il nome del candidato della coalizione per il collegio uninominale; sotto questo troveremo i nomi dei partiti della coalizione che appoggiano quel candidato, e infine la lista con i nomi presentati dalla coalizione per il collegio plurinominale.

Per votare esistono più possibilità: l’elettore può segnare una X solo sul nome del candidato della coalizione, e a quel punto il voto va sia al candidato sia, frazionato, anche a tutte le forze politiche che lo sostengono; oppure può segnare una X sia sul candidato sia sul simbolo di uno specifico partito che lo sostiene e a quel punto il voto andrà sia al candidato sia alla forza politica scelta all’interno della coalizione (solo a quella e non più a tutte le forze che lo sostengono, come nel caso precedente). Se invece si segna una X solo sul simbolo di un partito allora il voto andrà automaticamente anche al candidato che questo sostiene. Non è permesso il voto disgiunto, ovvero non si può votare un candidato e allo stesso tempo una forza politica che non lo sostiene.  

Per poter ottenere effettivamente i seggi in Parlamento, i partiti e le coalizioni devono superare una determinata soglia di sbarramento: per le coalizioni è il 10%, per i partiti il 3%. I voti dei partiti che ottengono tra l’1 e il 3% vengono reindirizzati alle altre forze politiche della coalizione, mentre i voti dei partiti che prendono al di sotto dell’1% vanno semplicemente persi. 

Esiste infine una circoscrizione estero divisa in quattro ripartizioni (Europa, America Meridionale, America Settentrionale e Centrale e Africa, Asia, Oceania e Antartide) che elegge 12 parlamentari: 8 deputati e 4 senatori. 

Quali sono le novità di questa legislatura?

Abbiamo detto che questa legge elettorale è la stessa con cui andammo a votare nel 2018. E’ vero, ma questa è stata allo stesso tempo adattata ad alcuni cambiamenti costituzionali avvenuti negli ultimi anni. Nel 2020 il referendum di riforma costituzionale voluto principalmente dal Movimento 5 Stelle e votato dalla maggioranza degli italiani, ridusse il numero dei parlamentari, passando da 630 deputati e 315 senatoria 400 deputati e 200 senatori. Un altro cambiamento riguarda invece il Senato: con una legge costituzionale approvata nel 2021 infatti, l’età per votare quest’ala del Parlamento è passata da 25 a 18 anni, così com’era già per la Camera. Non cambia invece nulla per l’elettorato passivo, che rimane di 25 anni per la Camera e 40 per il Senato.

Il Rosatellum è solo l’ultimo della lunga serie di leggi elettorali che il nostro Paese ha conosciuto di recente (il Mattarellum, il Porcellum ecc), ma difficilmente sarà definitivo. Nonostante sia stato istituito solo nel 2017, infatti, in questi anni i partiti hanno discusso molte volte sull’introduzione di una nuova legge senza però mai trovare un accordo. 

Marta Fornacini

Per questioni di semplificazione del linguaggio è stato scelto di utilizzare per tutto il testo il genere maschile in senso neutro.

Fonti e approfondimenti:

ilsole24ore.com

repubblica.it

repubblica.it

ilpost.it

ilpost.it

willmedia.it

corriere.it

Crediti immagine di copertina : https://www.fanpage.it/politica/come-si-vota-per-le-elezioni-politiche-2022-fac-simile-delle-schede-per-camera-e-senato/

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