La rappresentazione del corpo femminile degli ultimi dieci anni sembrava aver abbandonato i tratti tossici e malsani dei canoni estetici precedenti. Finalmente, nelle passerelle e a Hollywood, si iniziava a dare spazio a fisicità diverse. Attraverso i social media, inoltre, si stava diffondendo un nuovo messaggio: amare il proprio fisico è possibile, anche se non rispecchia gli standard in voga.
Negli ultimi mesi, però, si sta assistendo al ritorno di trend che incitano alla magrezza estrema e a uno stile di vita malsano e insostenibile. Dov’è finita la Body Positivity? E come ha fatto a sparire così in fretta?
La nascita della Body Positivity
La Body Positivity, diventata virale sui social media nel 2020, affonda le sue radici nel movimento del Fat Rights Movement.
Il Fat Rights Movement nacque negli anni Sessanta negli Stati Uniti. L’obiettivo era decostruire il modello patriarcale della donna formosa e rotonda, associata alla figura materna. Era necessario, infatti, andare oltre l’idea che un determinato tipo di corpo fosse correlato a uno dei ruoli che la donna potesse assumere nella società. L’accettazione della propria fisicità si lega al femminismo di seconda ondata, che mira ad abbattere il patriarcato in ogni ambito della collettività.
A partire da questi principi, la Body Positivity muove i primi passi nei primi anni Duemila. A differenza del Fat Rights Movement, questo movimento più recente punta all’accettazione del corpo al di là di qualsiasi canone estetico, in nome dell’inclusività. Non si tratta solo di normalizzare le taglie più grandi: si vuole dare a ogni corpo la possibilità di essere accettato, indipendentemente dalle sue caratteristiche fisiche.
Le rivendicazioni della Body Positivity
La Body Positivity si diffonde proprio nel momento in cui i canoni estetici femminili raggiungono l’apice della tossicità. Sugli schermi e sulle passerelle, infatti, si vedono solo donne alte, slanciate e prive di alcuna imperfezione.
I corpi di supermodelle come Kate Moss o Jaime King diventano i nuovi metri di paragone per le giovani donne. Nella società si diffonde rapidamente l’idea che più si è magre, più si è belle. La taglia zero, però, non è solo il frutto di scelte alimentari o dell’attività fisica, ma è il risultato dell’uso di sostanze stupefacenti e farmaci per velocizzare il metabolismo, come la cocaina o l’Ozempic.
La Body Positivity rompe gli schemi e insegna, invece, ad amare il proprio corpo nella sua unicità, nel rispetto della salute psicofisica. La potenzialità del movimento si manifesta quando approda sui social media, diffondendo il suo messaggio anche alle più giovani. Per le donne della generazione millennial, che hanno subito l’influenza del cosiddetto heroin chic proprio durante l’adolescenza, questo fenomeno è una boccata d’aria, capace di dare finalmente spazio alle diverse tipologie di fisicità femminili. Sulle passerelle sfilano per la prima volta donne con fisicità diverse da quelle viste precedentemente; alcuni brand come Victoria’s Secret, iniziano a rendere più inclusive le loro taglie.
Amare il proprio corpo e decostruire i modelli estetici sono risposte in chiave femminista a una delle molteplici forme in cui si manifesta il patriarcato. Quest’ultimo, infatti, non solo ingabbia le donne nella sfera politica e sociale, ma le domina anche in quella personale. Il corpo della donna è suo, ma di fatto mai al punto da lasciarle scegliere cosa farne. Che si tratti di depilazione, di make-up o di peso, la società è sempre pronta a presentare alle donne il modo migliore per raggiungere la perfezione. La Body Positivity, invece, rivendica la libertà di non rientrare in nessun tipo di canone e restituisce alle donne il pieno controllo del loro corpo.
Il ritorno della magrezza estrema: un segnale preoccupante
Il lavoro svolto dalla Body Positivity e la consapevolezza sui disturbi alimentari sviluppatasi in contemporanea sembravano aver eclissato i canoni estetici tossici. Per la prima volta si iniziava a prediligere la salute rispetto a una taglia più piccola. Tuttavia, nel giro di pochi anni, la Body Positivity ha subito una battuta d’arresto.
I nuovi trend che circolano sui social, come il fenomeno skinnytok, richiamano l’idea che la magrezza sia la chiave per essere belle e per essere riconosciute come tali dalla società. Il messaggio, però, non passa solo attraverso la visione di corpi molto magri, simili a quelli degli anni Novanta, ma si manifesta anche attraverso la disinformazione in merito all’alimentazione e all’attività fisica.
Sui social media spopolano video in cui persone senza alcun tipo di competenza medica consigliano al loro pubblico diete da seguire ed esercizi miracolosi; il risultato promesso è il corpo che esse stesse mostrano, nonostante spesso le foto o i video siano modificati.
Ma questo ritorno sembra aver raggiunto anche i grandi schermi. In eventi come sfilate di alta moda o première di film, un gran numero di modelle e attrici sembrano essere dimagrite eccessivamente, suscitando tra i fan la preoccupazione per la loro salute; ne è un esempio la première del film Wicked, che vede Ariana Grande come protagonista. Il suo dimagrimento ha infatti allertato i suoi fan, i quali sostengono che lei stia attraversando un disturbo alimentare.
Il corpo delle donne come spazio politico
Le ipotesi dietro al ritorno dei trend che incitano alla magrezza e al controllo del peso sono molteplici. Nel dibattito attuale si possono rintracciare diversi punti di vista: da un lato c’è chi pensa che le motivazioni si debbano ricercare nell’incitamento dei social media alla perfezione, dall’altro chi ritiene che sia doveroso approfondire la questione più nello specifico.
Negli ultimi mesi, si è sviluppata una nuova lettura del fenomeno in chiave politica. In particolare, si ritiene che il richiamo ai canoni estetici tossici sia in gran parte causato dall’ascesa della destra conservatrice in numerosi Paesi, soprattutto negli Stati Uniti.
La recente propaganda della destra americana ha infatti presentato un canone di femminilità strettamente ancorato ai ruoli di genere, in cui la donna si configura come magra e debole, mentre l’uomo si distingue per forza e muscolatura.
Al di là delle ipotesi finora presentate, emerge chiaramente come ancora oggi il corpo delle donne sia uno spazio sottratto al loro controllo e sottoposto perennemente a giudizi, strategie di vendita e modelli da seguire. Non si può sapere con certezza se ci sarà un ritorno della Body Positivity o se nasceranno altre tendenze improntate all’accettazione del proprio corpo, ma quello di cui si è sicuri è che la strada da percorrere per una piena autodeterminazione è ancora lunga.

Asia Ozella
Fonti
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Gam Medical, “#Skinnytok e i trend del dimagrimento estremo”, 4 agosto 2025, ultima consultazione: 3 luglio 2026, link: https://gam-medical.com/skinnytok-e-i-trend-del-dimagrimento-estremo/?srsltid=AfmBOorONq1JF4ugxD_lpujJYhNVZQam_zn90Sr2wCb0GWSz4xdJrA0A
Mauri Ilaria, “ ‘Qualsiasi abito che mostra il corpo vende’: la moda ai tempi dell’Ozempic. Addio inclusività, in passerella sfilano capi pensati per ostentare la magrezza”, Il Fatto Quotidiano Magazine, 9 marzo 2026, ultima consultazione: 3 luglio 2026, link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/09/qualsiasi-abito-che-mostra-il-corpo-vende-la-moda-ai-tempi-dellozempic-addio-inclusivita-in-passerella-sfilano-capi-pensati-per-ostentare-la-magrezza/8317098/
Savino Claudio, “ ‘La body positivity appartiene al passato: ora c’è un’ossessione culturale per la magrezza a qualsiasi costo. Ozempic ha rivelato un cambiamento nei nostri valori’: parla lo psicoterapeuta Jonathan Alpert”, Il Fatto Quotidiano Magazine, 5 gennaio 2026, ultima consultazione: 3 luglio 2026, link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/05/la-body-positivity-appartiene-al-passato-ora-ce-unossessione-culturale-per-la-magrezza-a-qualsiasi-costo-ozempic-ha-rivelato-un-cambiamento-nei-nostri-valori-par/8245761/
Università degli Studi di Bologna, “Il Body Positivity in un’epoca di cambiamento”, ultima consultazione: 2 luglio 2026, link: https://site.unibo.it/canadausa/it/articoli/body-positivity-in-un-epoca-di-cambiamento





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