Il vero protagonista di Sentimental Value (regia di Joachim Trier, Premio Oscar al miglior film internazionale 2026) è una casa: la casa dove sono cresciute Nora e Agnes, rispettivamente attrice di teatro e storica; la casa dove ha trascorso l’infanzia il loro padre, Gustav Borg, regista cinematografico; la casa in cui si è tolta la vita la loro nonna, Karyn, arrestata e torturata dai nazisti perché parte della Resistenza norvegese.
Tra queste mura si sono date le feste più eccentriche quando vi abitava Edith, sorella minore di Karyn, e si sono sentite le storie dei pazienti di Sissel, mamma di Nora e Agnes, psicanalista che teneva lì le sue sedute. Le pareti hanno rimbombato per le urla e per i litigi di Sissel e Gustav, fino al divorzio e alla partenza di quest’ultimo. Allora la casa è tornata silenziosa.
Suo padre diceva che la casa era sbilenca, a causa di un difetto scoperto poco dopo la costruzione, un secolo prima. Scrisse che era come se la casa sprofondasse, crollasse, ma come a rallentatore; e che il tempo che la sua famiglia vi aveva trascorso, altro non era che una frazione di secondo in questo lento crollo.
La famiglia di Nora e Agnes, in analogia con la loro casa, è anch’essa sbilenca e crollante: Gustav non ha visto crescere le sue figlie e ripiomba nelle loro vite dopo la morte di Sissel. Sta lavorando a un film e vuole che Nora interpreti la protagonista. Nora, tuttavia, senza neppure sapere di che cosa si tratta, rifiuta: ritiene pericoloso e inopportuno lavorare con suo padre. È tutta la vita che subisce le conseguenze della sua famiglia sprofondante.
Gustav si rivolge, allora, a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp, entusiasta di iniziare questo progetto e piena di ammirazione nei confronti di Gustav. Rachel si trova a fare i conti con una sceneggiatura dolorosissima, messa in scena in quella stessa casa, recitando la parte di una madre in depressione che decide di suicidarsi. Coglie immediatamente la corrispondenza con la madre di Gustav, ma quest’ultimo continua a ripeterle che il film non parla di sua madre, senza darle ulteriori spiegazioni.
Rachel capisce dopo poco di non essere la persona di cui Gustav ha bisogno, il quale cerca di renderla sempre più simile a Nora, e si tira indietro dopo aver avuto un confronto con lei: «Ma lui voleva che la facessi tu», le dice.
Agnes si reca, allora, a casa di Nora con la sceneggiatura in mano e le confessa che crede che il film parli di lei. La convince a leggerne una parte, la stessa a cui stava lavorando Rachel, ma che non riusciva ad afferrare la tristezza di cui è intrisa. Solo Nora può comprendere:
E poi, per la prima volta, mi sono seduta a terra e ho pregato. È difficile da spiegare, non so chi ho pregato, ma l’ho fatto ad alta voce. Aiutami. Non ce la faccio, non ce la faccio più. Non ce la faccio da sola. Voglio il mio posto. Voglio una casa.
Nora accetta di diventare la protagonista del film sulla sua famiglia, e anche sulla sua stessa vita.
Sentimental Value è, quindi, profondamente universale perché porta alla luce alcuni dei bisogni più intimi dell’uomo: il desiderio di trovare affetto, cura, la voglia di una casa.
L’ambiente in cui l’individuo cresce è per questi impattante fin dall’infanzia: da tali premesse nascono test psicologici come l’“H-T-P” (House-Tree-Person) dello psicologo statunitense John N. Buck (1947-1948), che si basa sul far disegnare al bambino dapprima una casa, poi un albero e infine una persona, al fine di apprendere più informazioni possibili sul suo contesto di appartenenza.
Infatti la casa, secondo Buck, è lo spazio privilegiato in cui la personalità del singolo si forgia e nel quale le relazioni intessute con i suoi familiari influenzano tutta la sua evoluzione futura. Buck analizza il disegno: più il tetto è grande, più l’area della fantasia è sviluppata; più le mura sono tratteggiate, esili, più l’Io del bambino è fragile; a seconda della grandezza della porta si può ipotizzare quanto è marcato il contatto con l’ambiente; il camino rappresenta il focolare, e se da esso esce il fumo può indicare un nucleo familiare caloroso e tenero; una strada lunga fuori dalla casa allude alla propensione di avviare rapporti con l’esterno.
La consegna si limita a dire “Disegna una casa”, eppure il risultato diventa espressione di un mondo interiore.
La casa spezzata di Nora l’ha resa incapace di costruire relazioni sane attorno a sé, di salire sul palco del suo teatro senza avere attacchi di panico, di perdonare la distanza di sua madre e l’assenza di suo padre. Sicuramente anche la casa di Gustav non era integra.
Tuttavia, alla fine, la casa della famiglia Borg viene venduta e il film viene girato in uno studio cinematografico: è possibile, per loro, andare oltre; è possibile estinguere il trauma generazionale; è possibile trovare una casa.
Elisa Pantone
Fonti
Casella Paola, Mymovies.it, “Sentimental Value – Film (2025)”, 16 gennaio 2026, ultima consultazione: 1 luglio 2026, link: https://www.mymovies.it/film/2025/sentimental-value/
Cineforum Altovicentino, Cinema Pasubio, “Sentimental Value”, ultima consultazione: 1 luglio 2026, link: https://www.cinemapasubio.it/film/sentimental-value/
Passi Tognazzo Dolores, “Metodi e tecniche nella diagnosi della personalità – I test proiettivi”, Prato, Giunti Editore, 1999





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