Penelope oltre l’attesa: tre romanzi che riscrivono il mito

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Fin dalle sue origini, il mito ha rappresentato una materia viva, capace di adattarsi ai mutamenti storici, culturali e sociali senza perdere la propria forza simbolica. La letteratura contemporanea ha spesso rivisitato i miti della tradizione classica, reinterpretandoli alla luce delle sensibilità moderne e trasformandoli in strumenti di riflessione sulle questioni dell’identità, del genere e del rapporto tra individuo e società.

Foto dell’opera di Leonidas Drosis, Penelope, 1873, marmo, National Glyptotheque, Atene. Crediti della fotografia: Deiadameian, 10 febbraio 2024. Wikimedia Commons, licenza: CC BY-SA 4.0. Nessuna modifica apportata. Link: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Penelope_statue_by_Leonidas_Drosis_in_the_National_Glyptotheque_Athens_Greece_13.jpg

Tra le figure più significative della mitologia greca, Penelope è l’emblema della fedeltà coniugale, della pazienza e dell’attesa nell’Odissea. Le riscritture contemporanee ne mettono in discussione l’immagine tradizionale, restituendole una voce autonoma e una complessità psicologica assente nel modello omerico. 

Nel romanzo Itaca per sempre del 1997, scritto da Luigi Malerba, è interessante il meccanismo letterario del duplice punto di vista. La storia, infatti, viene raccontata sia da Ulisse sia da Penelope. Quest’ultima riconosce subito il marito sotto le spoglie del mendicante, ma mantiene il segreto per vendetta e, ferita nell’orgoglio per i tradimenti di Ulisse, rivendica con fermezza di non aver mai ceduto alla corte di un altro uomo in tutti quegli anni.  

Penelope dichiara:

Naturalmente io continuo a sopportare tutte le loro menzogne, ma intanto ordinerò a un esperto artigiano un paio di calzari di cui farò dono a Ulisse al momento opportuno e gli dirò riprendi i tuoi vagabondaggi con piede leggero sulle terre del mondo, o dispiega le vele sui mari sterminati, e corri tutte le avventure per le quali hai dimostrato una così tenace vocazione.  

Nascosta dietro una tenda della Sala, Penelope assiste allo scontro decisivo tra Antinoo e Ulisse. Compiuta la strage dei Proci per mano dell’eroe e di Telemaco, la nutrice Euriclea corre ad annunciare la lieta notizia a Penelope: quel povero mendicante altro non è che il re di Itaca, pronto a riabbracciarla! Penelope, tuttavia, finge di essere ancora dubbiosa e di non credere alla nutrice.  

La trama si complica quando, per una serie di equivoci, persino gli altri abitanti di Itaca mettono in dubbio la reale identità di Ulisse. Nella versione di Malerba, dunque, Penelope è un personaggio pieno d’orgoglio, che tesse la sua lenta vendetta contro l’eroe, coinvolgendo, loro malgrado, anche Euriclea e Telemaco.  L’ispirazione per questa versione alternativa del mito è nata da un’intuizione della moglie dello scrittore, Anna, la quale — durante una conversazione con uno studioso omerico — ha avanzato l’ipotesi che Penelope avesse capito fin da subito la reale identità del mendicante, decidendo tuttavia di non rivelarlo per orgoglio e vendetta.  

La riscrittura di Silvana La Spina del 1998 nell’opera Penelope è molto più drastica, poiché il romanzo ci mostra una Penelope vittima di abusi e violenze in un mondo dominato dal patriarcato, in cui lo stesso Ulisse è violento.  Il romanzo ha ottenuto maggiore risonanza all’estero che in Italia, grazie anche alla traduzione in inglese del 2021, a cura delle traduttrici  Anna Chiafele e Lisa Pike.

Le prime parole del libro mettono subito in evidenza il carattere menzognero di Ulisse: «Bugiardo, bugiardo Odisseo». La versione del mito narrata dall’eroe non è dunque ritenuta attendibile, ma è necessario che la racconti una donna.  

Come ha messo in luce il critico Bart Van Den Bossche:  

In Penelope di Silvana La Spina, la vicenda del nostos ulissiaco viene raccontata da una Penelope che dopo aver dovuto subire prima l’abuso da parte del padre, poi l’indifferenza di un Ulisse più sornione che astuto e l’invadenza di un figlio possessivo, intende prendere in mano il proprio destino.  

L’opera si configura come una storia di donne raccontata da donne, in cui l’amicizia con Melissa e la cugina Elena è fondamentale per Penelope. Attraverso il dialogo e la condivisione dei soprusi subiti dai loro uomini, le protagoniste danno voce al proprio vissuto, affiancate anche dal fondamentale sostegno della nutrice Euriclea.

Margaret Atwood sceglie invece un’altra prospettiva per il suo romanzo The Penelopiad del 2005, pubblicato in Italia con il titolo Il canto di Penelope. L’autrice decide di dedicare il suo libro alle dodici ancelle giustiziate nel libro XXII dell’Odissea, affidando la narrazione alla voce retrospettiva della stessa Penelope, che rievoca la propria vicenda dall’Oltretomba. Inoltre, in alcuni capitoli si inseriscono dei cori tristi, cantati dalle ancelle morte, che danno l’impressione di assistere a una tragedia greca.

Questa versione si discosta da quella di La Spina poiché Penelope non ha amiche, ma passa la maggior parte del tempo da sola a filare e a passeggiare, subendo le angherie e il disprezzo della suocera, di Euriclea e della cugina Elena. Quest’ultima viene descritta come una donna bella e presuntuosa, solita a vantarsi delle sue numerose conquiste amorose e persino compiaciuta dei massacri avvenuti nella guerra tra Atene e Sparta.  

Le uniche alleate di Penelope sono dodici schiave, che lei utilizza come spie e per farsi aiutare a disfare la tela. Tuttavia, Ulisse e Telemaco si convincono che le ancelle siano delle traditrici, tanto che Telemaco sarà spinto a impiccarle.  Penelope deve convivere con un forte senso di colpa per l’uccisione delle sue fedeli seguaci.   

Itaca per sempre di Luigi Malerba, Penelope di Silvana La Spina e Il canto di Penelope di Margaret Atwood rappresentano tre esempi significativi della riscrittura del mito di Penelope.

Pur partendo dalla stessa matrice omerica, i tre romanzi restituiscono immagini profondamente diverse dell’eroina di Itaca: donna intelligente e capace di misurarsi alla pari con Ulisse, narratrice ironica che smonta la versione ufficiale del mito e figura che ricostruisce la propria identità oltre che il ruolo di moglie fedele.

Attraverso prospettive differenti, queste opere dimostrano come Penelope non sia più soltanto il simbolo dell’attesa, ma un personaggio che continua a interrogare il presente, offrendo nuove riflessioni sul rapporto tra memoria, identità e condizione femminile. 

Elisabetta Noce  

Fonti  

Atwood, Margaret, Il canto di Penelope,  traduzione di Margherita Crepax, Collana I miti, Milano, Rizzoli, 2005.

La Spina Silvana, Penelope, Milano, La tartaruga, 1998.

Malerba Luigi, Itaca per sempre, Collana Scrittori italiani e stranieri, Milano, Mondadori, 1997.

Van den Bossche, Bart. “IL MITO NELLA NARRATIVA ITALIANA DEGLI ULTIMI DECENNI: ALCUNE PROSPETTIVE.” Italianistica: Rivista Di Letteratura Italiana, vol. 31, no. 2/3, 2002, pp. 351–60, JSTOR,  ultima consultazione: 19 luglio 2026, link: http://www.jstor.org/stable/23934866

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