H&M Conscious: la svolta etica dell’azienda svedese

Se, presi da un’irrefrenabile voglia di shopping estivo, vi capitasse di entrare in uno dei negozi di H&M, notereste dietro alle casse qualcosa che potrebbe sorprendevi: un cassone alto quasi due metri con la scritta «H&M Conscious, per una moda più sostenibile».

Il progetto H&M Conscious nasce nel 2011 da uno studio di mercato secondo cui più del 95% dei prodotti che viene gettato via potrebbe essere reindossato, riutilizzato o riciclato. Da qui l’iniziativa di richiedere ai propri clienti di non gettare via i vestiti, ma di portarli, chiusi in una busta, ai loro negozi e poi riporli nel cassone. Sul dépliant informativo viene specificato che qualsiasi capo, di qualsiasi marca e in qualsiasi stato di usura è ben accetto: persino lenzuola, t-shirt rovinate e calzini spaiati sono i benvenuti.

Una volta consegnati i prodotti, essi vengono ritirati e consegnati al più vicino impianto di trasformazione, dove saranno selezionati a mano e suddivisi in oltre 300 categorie. La maggior parte degli indumenti finisce sul mercato dell’usato. Quelli non più reindossabili invece, vengono riutilizzati, ad esempio come stracci per la pulizia. Alcuni vengono trasformati in nuove fibre tessili e riutilizzati come materiali per la collezione Conscious, creata interamente con materiali di origine vegetale, altri invece, rinascono sotto forma di materiali assorbenti o isolanti per l’industria automobilstica.

È rincuorante constatare come, sebbene iniziative del genere esistessero già (si pensi ad esempio ai negozi di Humana), H&M, un’azienda con un fatturato annuo di 210,4 miliardi di corone svedesi (20,3 miliardi di euro) abbia deciso di investire in un progetto così ecosostenibile ed etico, seppure nella sua semplicità, mettendo ancora una volta in chiaro una palese ma latente verità: gli sprechi costano. E non solo al consumatore, ma anche alle aziende. Se l’iniziativa prendesse piede, l’azienda scandinava si sarebbe così procurata materiali per tutte le prossime collezioni, abbattendo così di gran lunga i costi di produzione e garantendosi un margine di guadagno non indifferente. Tutto ciò, in cambio di 5 euro di sconto (su una spesa comunque di 40 euro) per ogni sacchetto di prodotti che verrà consegnato alla cassa.

L’obiettivo che si spera di raggiungere è, lasciando da parte il vantaggio economico per l’azienda sottolineato in precedenza, quello di una drastica riduzione dell’impatto ambientale dell’industria della moda, limitando la quantità di rifiuti che finisce nelle discariche. Soprattutto per il fine ecosostenibile del progetto, l’azienda segnala inoltre che gli eventuali profitti della raccolta verranno donati per la ricerca sull’economia circolare. Tutto ciò conferma quello che dalla conferenza mondiale sul clima di Katowice, e soprattutto dalle manifestazioni studentesche per il clima si è cominciato ad intuire: non solo l’economia circolare diventerà il settore trainante dell’economia mondiale, ma sarà anche l’unico sostenibile per il nostro pianeta. Iniziative come quella di H&M confermano come sia possibile creare ricchezza e benessere senza nuocere in maniera eccessiva all’ecosistema nella sua interezza, e devono fungere da esempio per tutte le aziende del futuro.

Chiara Cioffi

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