I monologhi della vagina, un viaggio nell’universo femminile

La prima volta che ho messo in scena I monologhi della vagina ero certa che qualcuno mi avrebbe sparato. Perciò quando sono salita sul palco di un piccolo teatro di Manhattan mi sono sentita come se stessi attraversando una barriera invisibile, rompendo un tabù molto profondo.
 
Nel 1996 Eve Ensler scrisse un pezzo innovativo, unico nel suo genere, schiaffando in faccia a tutti quelle verità che non si vogliono sentire. Quelle verità che sono troppo scomode per essere guardate in faccia, che si ignora pur avendole chiaramente nel proprio campo visivo. Perché sono realtà che appartengono a tutte, in quanto donne, e a tutti, in quanto esseri umani.
La prima bozza del racconto di Eve è del 1996 e racchiude numerose interviste, ma l’opera continua a crescere fino ad oggi, arricchendosi di nuovi volti e nuove voci dagli angoli più remoti del mondo. A partire dalla sua prima rappresentazione, l’opera teatrale di Ensler, interpretata inizialmente da se stessa, si fece strada tra le più disparate realtà statunitensi.
Il lavoro di Evae Ensler si è rapidamente tradotto in un movimento attivista che ha travolto il mondo con il sempre più celebre V-Day, iniziativa volta a porre fine alla violenza sulle donne e alla discriminazione di genere.
Ma non mi hanno sparato. Alla fine di ogni spettacolo c’erano lunghe code di donne che volevano parlare con me. Sulle prime ho pensato che volessero condividere le loro storie di desiderio e appagamento sessuale. In realtà si mettevano in fila per dirmi come e quando fossero state stuprate o aggredite o picchiate o molestate. Ero sconvolta al vedere che, una volta rotto il tabù, si liberava un fiume in piena di memorie, rabbia e dolore.
Il monologo della vagina racconta di tante vagine, dei rapporti di tante donne con la propria sessualità, con il proprio lato più intimo. Storie di donne da ogni parte del mondo, con i background personali e culturali più disparati.
Il monologo della vagina non ha peli sulla lingua; si spinge oltre, con il presupposto di coinvolgere più donne possibili a guardarsi dentro, a riscoprire la propria sessualità, attraverso le storie di chi l’ha fatto in prima persona, o di chi invece ne è stata privata.
Eve Ensler ci conduce attraverso le storie di queste donne. Ci racconta le realtà del mondo occidentale, di chi ancora è alla ricerca di accettazione in una società ancora immatura, che continua a rilegare la vagina in un tabù, e che tende a reprimere la sessualità delle persone non considerate “standard” dalla società.
Racconta di chi è riuscito ad emanciparsi e a spezzare le catene, rendendosi libero di vivere il proprio modo di essere, ma racconta anche di chi invece non ci è riuscito, ed è stato schiacciato da questo peso.
Ci guida anche attraverso la storia di violenze, di mutilazioni, di dolore, di paesi in cui la donna viene ancora considerata come un oggetto senza valore. Racconta di stupri e maltrattamenti, di donne che non riescono più a riconoscersi come tali per quanto tutto questo dolore le ha trasformate. Un dolore che dilania il petto a chi legge, per il solo immaginare di vivere una sofferenza simile.
Donne che si sentono sole, che si sentono spazzatura, si sentono sporche, per qualcosa che non hanno in alcun modo meritato e meramente subito.
Emma Battaglia

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