30×30: Obiettivo oceano sostenibile

30×30: Innovazione per uno sviluppo sostenibile” è il tema della dodicesima giornata mondiale degli oceani che si celebra l’8 giugno; l’obiettivo è molto semplice: proteggere il 30% delle risorse marine entro il 2030.
Salvaguardare la vita degli oceani non è solo un obiettivo ambientale, ma anche strettamente legato allo sviluppo: questi infatti coprono il 70% della crosta terrestre, generano il 5% del PIL mondiale, e sono la fonte di reddito principale per circa 3 miliardi di persone.
Il tema della conservazione della vita marina è toccato anche dal quattordicesimo dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile voluti dall’ONU nel 2015 e sottoscritti da 193 paesi, tra cui l’Italia.

I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile ONU

Tutti gli anni questa giornata è ricca di eventi, che si svolgono in acquari, musei e scuole di tutto il mondo; a causa dell’emergenza sanitaria molti di questi sono stati rimandati all’anno prossimo mentre altri si svolgeranno virtualmente.
Il più atteso è certamente l’evento ufficiale dell’ONU, che si terrà per tutta la giornata dell’8 giugno totalmente online e aperto al pubblico. La giornata è presentata direttamente dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e proseguirà con una serie di incontri con attivisti, come Lilly Platt e Cara Delevingne, ed esperti, come Jean-Michel Cousteau, esploratore oceanografico.

L’obiettivo principale della giornata è quello di far sentire la voce dei cittadini ai leader mondiali che si incontreranno ad ottobre per la COP15, il summit sulla biodiversità, chiedendo azioni coordinate e mirate alla salvaguardia delle risorse marine, che per ora, nonostante la loro importanza, sono protette solo per il 2%.
Secondo una stima, ogni anno finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, molti di questi finiscono sul fondale marino, altri diventano microplastiche che vengono ingerite dai pesci entrando così nella catena alimentare (in questo caso il nemico peggiore sono i prodotti cosmetici come creme solari e soprattutto peeling e scrub). In parte queste plastiche continuano a galleggiare e si concentrano in determinate zone della superficie a causa delle correnti, creando quelle che vengono chiamate isole di plastica: la più grande è il Pacific Trash Vortex, la cui superficie non è ben nota ma potrebbe essere addirittura più grande degli Stati Uniti.
Un altro fattore altamente pericoloso per l’ambiente marino è certamente il petrolio, che crea inquinamento durante l’estrazione e durante il trasporto, e a volte si riversa in mare creando dei veri e propri disastri ambientali che possono avere effetti drammatici perfino sull’erosione delle coste.

Spesso però è la somma delle nostre azioni quotidiane ad essere pericolosa quanto questi grandi avvenimenti, cosa che diventa ancora più chiara durante la crisi che stiamo attraversando.
Il lockdown imposto dalla pandemia, infatti, ha portato a dei benefici, seppur parziali, sulla qualità dell’atmosfera, ma i sistemi di sicurezza utilizzati per combattere il contagio non sono certamente amici del mare: le mascherine chirurgiche monouso sono fatte da 2 o 3 strati di polipropilene o poliestere per filtrare l’aria, sono perciò molto sicure e resistenti ma anche difficili da smaltire, specialmente dal momento che se ne producono centinaia di milioni ogni giorno (ne abbiamo parlato meglio qui).

Una piccola ma significativa azione che tutti possiamo fare è firmare la petizione per dare forza alla richiesta di salvare il nostro patrimonio ambientale, con la fiducia che verrà presa in considerazione dai legislatori di tutto il mondo.

Marta Fornacini

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