Torino in bicicletta – i pericoli

La bicicletta: o la si ama, o la si odia. Se per molti automobilisti i mezzi a mobilità “lenta” sono una piaga delle grandi città, invece moltissimi studenti e lavoratori utilizzano i mezzi a due ruote tutti i santi giorni, alcuni accompagnando perfino i pargoli a scuola, indossando completi eleganti o attraversando mezza città. Per non parlare dei rider, che pedalano per lavoro.
Muoversi in bicicletta, quindi, si può, stando attenti però ad evitare queste insidie molto presenti in città.

NB: In questa serie di articoli prenderemo sempre come riferimento la città di Torino, ma nel 90% dei casi le stesse cose sono valide per qualsiasi città medio-grande italiana. I corsivi si riferiscono a esperienze personali o a testimonianze della scrivente, ciclista nella città sabauda da ormai sette anni (sic!).

Le auto in doppia fila

Da dove iniziare? Le auto posteggiate in doppia fila sono (opinabilmente) la cosa peggiore del vivere in città. A Torino molte vie sono strette, altre sono viali trafficati, spesso con rotaie del tram. Percorrere le strade tenendo la destra può essere un vero incubo per i ciclisti che incontrano i SUV posteggiati (male) in doppia fila, o semplicemente affiancati ai marciapiedi, con l’effetto di bloccare interamente una delle corsie dedicate ad altre auto, moto, bici, bus e via dicendo. In città trovare parcheggio può essere molto molto difficile, ma fermarsi in mezzo in mezzo alla strada per prendersi un caffettino è decisamente maleducato. I ciclisti devono fare attenzione, mentre superano questi ostacoli, alle auto che arrivano da dietro e alle auto in doppia fila stesse, i cui autisti potrebbero aprire le portiere improvvisamente senza vederli.
Sempre più stesso poi si trovano i furgoni delle consegne posteggiati proprio sulle piste ciclabili; è comprensibile la mancanza di tempo che fa ricorrere a questi rimedi estremi, ma le bici, se non sulle piste ciclabili, dove dovrebbero andare?
Pista ciclabile di Corso Francia. Un’auto mi passa di fianco, poi mette la freccia a destra per posteggiare… sulla pista ciclabile. Non avendo capito fino all’ultimo cosa volesse fare, inchiodo. L’autista scende, tranquillo.

I pedoni

Parrà strano, ma il secondo posto se lo aggiudicano loro, i pedoni. E non quelli che camminano sulle piste ciclabili (non così numerosi a dire il vero), ma quelli che non attraversano sulle strisce, sbucando dalle auto posteggiate senza guardare (alcuni orientandosi con l’udito, immagino) o fregandosene altamente se vedono arrivare le biciclette. Glielo si legge in faccia, la sicurezza sfrontata dell’appiedato che sa di avere sempre la precedenza, ma i casi sono due: o sottovalutano la velocità dei ciclisti o sovrastimano la potenza dei loro freni. In ogni caso, fanno correre grossi rischi a se stessi e agli altri.
Pista ciclabile di Piazza Statuto. Un signore anziano attraversa senza guardare e cammina per qualche metro sulla pista. Suono il campanello tanto da romperlo.

Il pavé bagnato

Il pavé bagnato (non chiamateli sanpietrini!) è un’insidia per tutti i veicoli, anche quelli a motore, figurarsi per le biciclette da città, che hanno tipicamente i copertoni piuttosto lisci. Fate attenzione dopo (o mentre) che piove, è bene rallentare. Mi sento di consigliare vivamente una visitina alla ciclofficina ogni 3-4 mesi, per cambiare le pastiglie ai freni.
Breve storia triste. Piazza Savoia. È una sera d’estate, appena passato un temporale. Un fattorino in bici scivola sul pavé mentre fa la rotonda; storce il manubrio, si fa male al ginocchio e rovescia le ordinazioni nello zaino.

Le buche e le corsie dei tram

Se le buche sono l’incubo degli autisti torinesi, le corsie dei tram sono l’incubo dei ciclisti. Negli svariati anni passati a cercare di convincere le persone ad adottare un mezzo a due ruote, tra le varie motivazioni dietro ai no ho sempre sentito loro: i tram e le loro maledette corsie, che attraversano la città come piccole trincee. Sottili ma subdole, sembrano fatte apposta per far incastrare le ruote delle biciclette e far inciampare rovinosamente i ciclisti. L’unica soluzione ad esse è piegare leggermente, come quando si fa una curva, “tagliandole” in obliquo.
Le buche sono un altro grave problema per tutti, soprattutto quando la visibilità è poca. Teniamo sempre gli occhi aperti e i freni pronti.
Via Verdi, davanti a Palazzo Nuovo. È la prima settimana di Università. Prendo in pieno una buca enorme e mi cade la catena. Entro in aula in ritardo e con le mani sporche di grasso.

Anna Contesso

Trovate i primi due articoli di questa serie qui, qui e qui.

Foto di Michele Tardivo su Unsplash

Un commento Aggiungi il tuo

  1. davidnewsonline ha detto:

    possibile ancora con le bici

    "Mi piace"

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