“Lolita”, l’esordio dei tabù

Considerato inizialmente come romanzo erotico tendente al pornografico e rifiutato da diverse case editrici prima della sua pubblicazione nel 1955, Lolita di Vladimir Nabokov suscitò scandalo e continua tutt’oggi ad accendere gli animi dei suoi lettori.

Vladimir Nabokov finisce la stesura del romanzo nel 1953 e, consapevole del controverso contenuto che avrebbe potuto destare critiche e incomprensioni, è deciso a darlo alle stampe sotto pseudonimo. Riuscirà però a sottoscrivere un contratto solo dopo svariati tentativi con una casa editrice di Parigi, l’Olympia Press, il cui catalogo era per lo più composto da romanzi pornografici di bassa qualità, decidendo alla fine di firmarsi con il suo nome originale. Ma che cosa racconta esattamente questo libro che fece insorgere i moralisti e vide lo scrittore bersaglio di accuse in quanto a devianza e perversione?

La trama è narrata in prima persona da Humbert Humbert, un nome sicuramente inusuale che fa trapelare dell’ironia; il narratore ci accompagna lungo il corso della storia impiegando una sorta di tecnica che mira a farci condonare le sue azioni. Lo fa nel modo più astuto possibile, ovvero servendosi della psicologia inversa: non esita infatti a descriversi come mostro e rimarcare il proprio comportamento vile e deplorevole, mentre via via veniamo a conoscenza delle vicende. In realtà il racconto non è altro che una confessione dell’uomo scritta in carcere, dove è rinchiuso perché accusato di omicidio (un omicidio, tra l’altro, di cui non vi è accenno fino alle ultime pagine). Nel raccontarci di Lolita, non esita a rimarcare tutti quegli atteggiamenti che ai suoi occhi sono spudorati o volgari che caratterizzano la giovane ragazza di dodici anni, di cui si invaghisce tanto da essere disposto a sposarne la madre – Charlotte Haze –  pur di non separarsi da lei e non destare sospetti riguardo le sue perversioni. Dopo essere quindi diventato legalmente patrigno della sua adorata ninfetta, come usa definire le fanciulle di giovane età che accendono in lui un tale desiderio, l’uomo vede il destino assecondare le sue speranze tanto da provocare la morte di Charlotte in un incidente. Questo gli offre l’occasione di scappare con Lolita, in quello che per lui è un intrigante viaggio per tutti gli States, spostandosi in alberghi e cambiando diverse residenze, ma che si rivela un viaggio in cui l’uomo riuscirà a soddisfare i suoi sogni perversi ed ottenere che Lolita diventi la sua amante.

The Guardian, in un articolo del 2014, sottolinea proprio come per l’epoca questo libro fosse altamente preso di mira dalla critica, soprattutto per via del linguaggio sessuale, che messo a confronto con i giorni nostri non desta in realtà altrettanto scalpore. Nel romanzo troviamo anzi un miscuglio di generi che spesso si allontanano dall’erotico fino ad incontrare la poesia. Lo stesso incipit del libro contiene in sé una chiave poetica con cui viene letto e presentato il nome della giovane seduttrice: “Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul” che subito porta alla luce il peccato che si insinua tra le pagine, come ad anticipare al lettore la fragilità dell’integrità morale dell’uomo.

È con il film di Stanley Kubrick del 1962, di cui la sceneggiatura è dello stesso Nabokov, che il termine “lolita” entra poi nella cultura e nel linguaggio di massa, andando ad indicare proprio una puerilità mentale-psicologica associata ad una maturità fisico-sessuale completa, un’adolescente precoce e maliziosa insomma.

Nelle note conclusive del romanzo l’autore prende tuttavia le distanze dal suo personaggio, Humbert Humbert, rispondendo a chiunque potesse insinuare che la storia fosse una sorta di racconto autobiografico o che potesse in alcun modo avere a che fare con il suo passato. Nabokov ci svela in che modo viene concepito il romanzo, che vuole essere prima di tutto un tentativo dell’autore di immergersi nella realtà nord-americana e trascriverla in un’opera di finzione, accettando così la sfida di abbandonare la sua lingua madre, il russo, per una lingua adottiva. Forse in qualche anfratto del suo inconscio si celava davvero qualche scintilla di perversione, ma ciò che siamo più portati a credere è che la storia sia stata sviluppata senza un vero scopo se non quello di scrivere per il gusto di farlo, assaporandone lo stile in ogni sua forma.

Francesca Formento

Un commento Aggiungi il tuo

  1. The Butcher ha detto:

    Un libro molto importante e affascinante a cui hanno dedicato un film di Kubrick incredibile. È un’opera da leggere assolutamente e trovo molto interessante tutta la critica che c’è stata dietro alla sua pubblicazione.

    "Mi piace"

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