Eroi problematici e dove trovarli: un viaggio nel mondo antico

La figura dell’eroe è parte dell’immaginario collettivo da migliaia di anni, protagonista delle rappresentazioni più disparate. A partire dalla letteratura greca di età arcaica, gli eroi sono stati, di volta in volta, uomini dalle personalità monolitiche, astuti tessitori di inganni o pedine di un destino più grande di loro. Se le caratteristiche dei campioni sono cambiate nel tempo, la loro percezione si è adattata alle diverse epoche, rendendo più vicine alla sensibilità contemporanea figure sfaccettate e vulnerabili. Come si è evoluta la personalità eroica, dal mondo greco a quello latino? Si potrebbero considerare degni di merito personaggi moralmente ambigui?

Che cosa hanno in comune personaggi come Peter Parker in Spider-Man: No way home ed Enea? Più di quanto non sembri: entrambi si trovano di fronte a una scelta difficile, che li spinge a sacrificare la loro felicità (e il loro amore) per il bene degli altri. Non è un’analogia unica: simili paragoni si potrebbero fare tra i vari supereroi della Marvel e i personaggi del mito e della tragedia, anche se, forse, i bambini dell’Atene di Pericle non avrebbero apprezzato un poster di Achille in cameretta. 

Un esempio di eroe di età arcaica è proprio Achille: la sua ira apre l’Iliade e ne influenza le vicende, fino allo scontro con Ettore. Achille è un eroe orientato all’onore, in grado di essere spietato e che nel combattimento e nella gloria bellica trova la massima realizzazione di sé. Achille incarna appieno i valori della cosiddetta “civiltà della vergogna” (Dodds), secondo cui la morte è preferibile al disonore e alla sconfitta. Gli stessi valori emergono dal comportamento di Aiace, che, nell’omonima tragedia di Sofocle, preferisce il suicidio all’umiliazione: egli, accecato da Atena, trucida dei buoi al posto degli Achei e non può tollerare le conseguenze del suo gesto. 

Se Achille rappresenta l’eroe guerriero, Odisseo è l’uomo astuto, in grado di prevalere sui nemici non grazie al proprio valore, ma alla propria intelligenza. Già agli antichi i due poemi sembravano espressioni di diverse mentalità, nonostante si possano ritenere parte della medesima cultura. Odisseo è una figura versatile e complessa, in grado di usare con maestria il potere della parola: egli, infatti, racconta le proprie vicende alla reggia di Alcinoo, dopo aver scampato la morte ingannando il ciclope Polifemo. Tuttavia, anche Odisseo sa essere crudele, come in occasione della strage dei Proci. Inoltre, spesso, l’eroe ricorre all’inganno o all’aiuto degli dei. 

Odisseo non è il solo eroe in grado di sfruttare le circostanze a proprio vantaggio: nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, poema di età ellenistica, emerge il ritratto di un protagonista molto diverso da quelli precedenti. Giasone è considerato da molti un anti-eroe, poiché non è imperturbabile e coraggioso, ma segnato da un profondo travaglio psicologico. La dimensione interiore di Giasone è perturbata, non priva di dubbi e di paure, e le sue azioni influiscono ben poco sul corso del poema. La guida della spedizione degli Argonauti, fino alla Misia, è Eracle, forse eliminato per non far sfigurare Giasone; mentre domina la seconda parte del poema la figura di Medea. A detta di molti, Medea è dotata di una statura tragica che Giasone non possiede, espressa attraverso una marcata crescita interiore: Medea è una pedina degli dei, che la fanno innamorare di Giasone, e a partire da questo fatto deve far fronte al dissidio profondo tra la passione e il legame con la famiglia. È una drammaticità non trascurata da Euripide, che, nella Medea, aveva già ritratto luci e ombre di personaggi non privi di contraddizioni.

Se l’Iliade fosse stata una serie tv, Enea sarebbe stato il protagonista del suo spin-off. Il semidio, in fuga da Troia, porta sulle sue spalle il peso di una sorte difficile: fondare Roma. Nell’Eneide, il protagonista deve conciliare la propria volontà con ciò che il Fato gli impone, sacrificando l’amore per Didone e scontrandosi con popoli destinati a unirsi; è quasi una guerra fratricida. Al termine del poema, nel duello finale con Turno, re dei Rutuli, Enea ha momenti di esitazione, in cui vorrebbe risparmiare il suo avversario; tuttavia, prevale la necessità di vendicare la morte del giovanissimo Pallante. L’Eneide ha in sé dei germi di inquietudine, con un finale oscuro: Enea è presentato come un eroe pius; tuttavia, in alcune circostanze, ha atteggiamenti simili a quelli di Achille. La figura di Enea è tracciata con grande abilità da Virgilio, che la rende profonda e viva, non succube di un destino ineluttabile. 

Che cosa accomuna questi personaggi, diversi tra loro, ma legati dal filo rosso dell’eroismo? Sono tutti rappresentanti di narrazioni e codici differenti, parlando, attraverso i secoli, a culture diverse. Con il tempo, è mutato il giudizio nei loro confronti e sono state messe in luce nuove interpretazioni, ma non si è esaurito l’interesse per l’eroe, che ha solamente cambiato forma. 

Giulia Marianna Dongiovanni

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