Tra fretta e attesa con Dino Buzzati

Recentemente mi sono imbattuta con piacere e sollievo in un articolo della Stampa di Simonetta Sciandivasci, nel quale veniva trattato un tema ormai sovente e insidioso nella vita dei giovani universitari, ovvero quello dell’iperproduttività. L’autrice poneva una domanda interessante, collegandosi principalmente al romanzo che l’aveva portata a scrivere l’articolo – Tutta la stanchezza del mondo di Enrica Tesio- : Abbiamo reso tutto faticoso o tutto è diventato faticoso? Domanda retorica che trattiene un significato intrinseco: anche nelle cosiddette pause si tende a voler “fare”, svuotando di significato quello che effettivamente è il concetto di “pausa”, quasi a voler trovare nella fatica “una tonnellata di orgoglio identitario”.

In questo articolo non parlerò delle cause del fenomeno e di quanto, come dice Zerocalcare, “tutta questa fretta di fare le cose ce l’abbia messa il capitalismo”, né farò parallelismi tra la vita di noi GenZ/Millenials contro i nostri amati genitori, che vivevano la vita nel “qui e ora”. Infine non sferrerò l’ennesima accusa all’ambiente tossico e fittizio dei Social.

Nei momenti in cui ci si sente in balia di questo tapis roulant infinito che è il mondo odierno, vale la pena rifugiarsi in storie senza tempo, in particolare in un racconto di Dino Buzzati, contenuto nella Boutique del mistero e intitolato Ragazza che precipita.

Dino Buzzati fu uno scrittore, giornalista e pittore italiano. Per quanto il tema dello scorrere del Tempo sia la colonna portante delle opere letterarie di Buzzati, esso non ha mai una collocazione cronologica, l’unico ordine che segue sono le fasi di vita dell’autore. Con Il deserto dei Tartari, il romanzo più celebre di Dino Buzzati, l’antagonista del Tempo è l’attesa: il tenente Drogo viene assegnato come prima nomina alla fortezza Bastiani, una fortezza ormai dimenticata, la quale rimane in piedi in nome di antichi tempi di gloria. Inizialmente scettico e desideroso di avventura, presto il tenente Drogo si “abitua” alla monotonia della fortezza, aspettando una guerra che non arriverà mai, se non alla vigilia della sua morte. Pubblicato nel 1940, Il deserto dei Tartari nasconde le paure di un giovane Buzzati trentacinquenne, il quale in una Milano sempre più industrializzata e frenetica teme di soccombere ad una vita di attesa. Diventa semplice immedesimarsi in tali paure: la storia del tenente Drogo non è troppo diversa da quella di uno studente che ha capito che ingegneria non lo appassiona poi così tanto, ma ha deciso che abbandonare prorogherebbe un chissà quale obbiettivo ultimo.

Con Ragazza che precipita, racconto pubblicato nel 1968, un Buzzati più anziano ci canta slow down you crazy child alla Billy Joel: la giovane Marta si trova su un grattacielo e, incantata dalle luci della città, decide di buttarsi. Cadendo, dai primi piani più ricchi le chiedono di fermarsi, ma lei declina l’invito dicendo che deve fare in fretta, perché ai piedi del palazzo la attende una festa. Tutti si chiedono perché vada così veloce, siccome ha tutta la vita davanti. Marta decolla giù dal palazzo e non si ferma. Si accorge che più va giù e più invecchia, e che ci sono altre donne che precipitano insieme a lei, più veloci, più belle e più eleganti. Alla fine capisce che non arriverà in tempo e piano piano inizia a sgretolarsi, tanto che una volta a terra non fa rumore.

Petra Pogliano

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