Se si ha studiato filosofia alle scuole superiori ci si ricorderà di Thomas Hobbes, importante filosofo politico, uno dei padri del giusnaturalismo. Del suo pensiero colpisce l’estremo materialismo, sostenuto in un periodo storico, il Seicento, ancora assai intriso di cristianesimo.
Si potrebbe allora restare stupiti nello scoprire che, nel Leviatano (il suo capolavoro), un buon quinto della trattazione è di fatto un’esegesi biblica, in cui il filosofo va alla ricerca delle leggi che vigono nel regno dei cieli per completare la sua analisi sul potere terreno. Materialista si, ma comunque profondamente cristiano.
In conclusione dell’opera, coerentemente con la tradizione culturale inglese, Hobbes lascia un paragone ironico tra il «regno delle fate» e lo Stato della Chiesa. Scrive così che:
Quando le fate sono dispiaciute con qualcuno, si dice che mandano i loro elfi a farli soffrire. Anche gli ecclesiastici, quando sono dispiaciuti di qualche stato civile, fanno sì che anche i loro elfi, cioè i sudditi superstiziosi e incantati, facciano soffrire i loro principi predicando la sedizione; o un principe incantato con promesse, faccia soffrire un altro.
Come nessuno giudica le fate per le loro malefatte, « così anche gli ecclesiastici svaniscono dai tribunali della giustizia civile». Le fate usano monete sconosciute e anche gli ecclesiastici, una volta pagati con la valuta corrente, «ripagano in indulgenze, canonizzazioni, messe».
Al di là del pungente paragone mistico, la tesi sottesa è
che il Papato non è altro che lo spettro del defunto impero romano, che siede, incoronato, nella sua tomba.
Non a caso il latino ecclesiastico non sarebbe che lo «spettro» della lingua parlata dagli antichi romani, sul cui potere pagano il Vaticano ha trovato le sue fondamenta.
Un’idea simile è suggerita da George Berkeley nel suo Diario di un viaggio in Italia (1717-1718). Nelle prime pagine, egli racconta di un incontro a tre in Vaticano col Cardinal Gualtieri.
Quando, ormai in silenzio, accennammo ad andar via, Sua Eminenza tolse il cappello e disse che non avrebbe abusato oltre della nostra pazienza. […] La consuetudine, in questo come in altri casi, è di rivolgersi ad essi come se si trattasse di reali, ai quali sono considerati uguali.”
Non si sa se a considerare «reali» i cardinali fossero gli abitanti di Roma o gli ambienti inglesi frequentati personalmente da Berkeley, ma non fa grande differenza, poiché per il lettore il messaggio è il medesimo.
Per quanto riguarda l’Italia, ancora oggi non c’è paesino che manchi di una chiesa e di un parroco attorno a cui i fedeli possano riunirsi. Checché se ne dica, quella dell’ecclesiastico resta una figura capace di muovere gli equilibri di pensiero, di farsi seguire.
Questa mattina ho percorso una galleria del Vaticano lunga quattrocentottantotto passi. Abbiamo visitato la famosa Biblioteca del palazzo. Vi sono custoditi settantaduemila volumi manoscritti e a stampa. […] Abbiamo visto un manoscritto di Virgilio di oltre 1.400 anni.
Berkeley apriva così il Diario. Non è un mistero che, nel corso dei secoli, il potere della chiesa si sia orientato sempre più sull’aspetto spirituale della vita, pur senza abbandonare alcuni fondamentali elementi temporali. Un esempio locale è la Sacra di San Michele, in Val di Susa, eretta in cima al Monte Pirchiriano, che per secoli è stata un importante porto sicuro per i viaggiatori della Via Francigena. È un’altra evidente ramificazione di quel potere di cui parlava Hobbes: il prestigio, la reputazione e, di conseguenza, l’influenza culturale.

Oggi, invece, dov’è il potere della chiesa? Nel mondo delle nazioni post-ventesimo secolo, perché quel che succede in San Pietro trova ancora grande spazio sui giornali?
La risposta sta principalmente nel potere diplomatico, dunque politico, che la chiesa sa ancora esercitare. Coerentemente con la propria dottrina, compie un lavoro di conciliazione per evitare guerre e appianare tensioni.
Ciò non significa che l’influenza culturale si sia interrotta, anzi; di recente, Papa Leone XIV ha citato il cristianissimo J.R.R. Tolkien nella sua prima enciclica Magnifica Humanitas.
Si tratta, in particolare, di una battuta del mago Gandalf estratta dall’ultimo libro della trilogia del Signore degli anelli, che fa gola alle destre di tutto il mondo al punto che sia Palantir, il servizio di riorganizzazione, gestione e interpretazione d’immense moli di dati legato a doppio filo con il dipartimento della difesa americana, sia Anduril, azienda specializzata nella produzione di missili autonomi avanzati traggono il loro nome da questa saga .
È curioso che, partendo da Hobbes, un inglese che paragonava i «preti» alle «fate» (con i loro sudditi «elfi») si arrivi a un altro inglese che ha fatto del linguaggio degli «elfi» la sua firma distintiva di scrittore e che può essere considerato a tutti gli effetti fondatore del fantasy moderno, facendosi ispirazione per innumerevoli opere derivative.
Si pensi a Dungeon & Dragons, il gioco di ruolo più famoso del mondo, che ha ereditato dall’autore de Il Signore degli Anelli l’attitudine per il worldbuilding, fra geografie descritte minuziosamente, lingue e razze magiche come elfi, orchi, gnomi, nani.
Si pensi a Harry Potter di J.K. Rowling (autrice inglese!), che trasforma le sonorità del latino nella lingua degli incantesimi: «Wingardium Leviosa!», «Expecto Patronum!», «Accio!». E poi Albus Dumbledore, Bellatrix Lestrange, Severus Snape. Il latino diventa lingua di quell’immaginario medievaleggiante prima e di tutto il fantasy poi, spesso mischiandosi all’inglese.
Lo stesso vale in Italia, dove Inntale, il progetto multimediale per la divulgazione del gioco di ruolo più grande d’Italia, produce un libro ispirato alle proprie campagne di D&D ambientate a Luxastra. In questo mondo magico esiste la chiesa di Luxtos, il sindaco di Fatumastra si chiama Amiluminis ed è affiancato da personaggi con nomi dalle sonorità più anglosassoni, come Miles, Graham, Rendar e Galgith.
Il legame estetico medioevo-chiesa-fantasy rispunta dappertutto, anche nel monumentale manga Berserk di Kentaro Miura, che presenta proprio un’ambientazione medievale, con tanto di chiesa cristiana, in un contesto fortemente dark fantasy con fate, demoni e bestie quasi bibliche.
Insomma, pare proprio che l’impero romano tanto “pensato” sui social viva ancora quotidianamente nelle nostre fantasie, negli equilibri di potere e nelle parole dei sempre nuovi papi. Con la novità che, più di recente, la sua eredità storica si è mischiata al destino della lingua (e dunque della cultura) anglofona.
E mentre raggiungiamo questa conclusione, l’aquila delle legioni romane, ora simbolo degli Stati Uniti d’America, ci guarda inclinando la testa nell’equivalente di un sorriso sardonico.
Emanuele Pilan
Fonti:
Arasa Daniele, La particolare geopolitica della Santa Sede, Titolo del giornale, Omnesmag, 18 febbraio 2026 ultima
consultazione: 10 giugno 2026, link: https://www.omnesmag.com/it/firme/la-particolare-geopolitica-della-santa-sede/
Berkeley George, Diario di viaggio in Italia (1717-1718). Seguito dalle Lettere (1716-1718) [Traduzione di Nicola Nesta], Italia, Biblioteca Digitale C.I.S.V.A., 2010, pp 1-2.
Hobbes Thomas, Leviatano 2 [Traduzione di Gianni Micheli], Milano, Fabbri Editori, 1998, pp 684-687. [nel presente articolo, i grassetti nelle citazioni sostituiscono l’originale corsivo]
Lo Votrico Patrizio, “Latino e Harry Potter: la lingua latina utilizzata dal maghetto”, Libreriamo, 1 Luglio 2025, ultima
consultazione: 07 giugno 2026, link: https://libreriamo.it/lingua-italiana/latino-e-harry-potter-lingua-latina/
Muià Gianandrea (per Inntale), Luxastra. La verità perduta, Milano, Fabbri Editore, 2024.
Prevost Robert Francis, “Magnifica Humanitas”, Lettera Enciclica, 15 maggio 2026, ultima consultazione: 07 giugno 2026, link: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html
Uren Caglia, “Palantir, AWS e discussioni antropiche: Come viene utilizzata l’IA contro l’Iran?” Euronews, 3 marzo 2026, ultima consultazione: 07 giugno 2026, link: https://it.euronews.com/next/2026/03/03/palantir-aws-e-discussioni-antropiche-come-viene-utilizzata-lia-contro-liran




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